Vai al contenuto
Novità discografiche:

Angelo Gilardino

Membri
  • Numero contenuti

    2241
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni Vinti

    38

Tutti i contenuti di Angelo Gilardino

  1. Il numero 5... "la bachianas".. (non.. scherzo...) m Concordo. Mentre è possibile - da parte di esecutori molto abili - raggiungere la perfezione in tutti gli altri studi, suonare lo Studio n. 5 con la differenziazione dei tre piani sonori è praticamente impossibile, e quindi anche la miglior esecuzione è tendenziale, non esaustiva. dralig
  2. Una premessa: le testimonianze che hai portato sono preziose. La storia della musica - e della chitarra - non è fatta solamente di opere, ma anche di idee. Capire quali siano state le idee dominanti in una determinata epoca è molto importante per rendersi conto della realtà contemporanea. L'idea segoviana della chitarra ha dominato il Novecento con una forza tale da sommergere qualunque altra idea: basti pensare alla resa incondizionata che, rispetto all'estetica di Segovia, si manifestò da parte dei chitarristi italiani, pronti a lasciar da parte il loro repertorio per accodarsi a quello del maestro; capaci di dimenticare figure come Mozzani, Terzi, de Rogatis, di ignorare non soltanto Giuliani, Carulli, Paganini e Legnani, ma anche la nuova musica italiana che nel frattempo andava nascendo, di non accorgersi che si profilava la disponibilità di autori come Ghedini e Malipiero, per sdilinquirsi nel Valzer di Ponce, croce e delizia di tutti i chigianisti, convinti che quello fosse il culmine del nuovo repertorio... Hanno imparato, da allora, i chitarristi a leggere il repertorio? Io dico di no. Coloro che sono capaci di condurre un'esplorazione della musica esistente, di leggerla con un criterio prospettico, di rendersi conto dei valori, di discriminare, di separare l'eccellente dal mediocre, lo straordinario dal qualsiasi, l'autentico dal fasullo, sono tuttora un'esigua minoranza rispetto al chitarrume che mette sul leggio qualunque cosa. E un'ammissione la devo fare: io, che passavo per eretico intransigente quando, negli anni Sessanta e Settanta, protestavo per la pochezza musicale di certo repertorio segoviano (i "Castillos de Espana" dello slombato Moreno-Torroba, la pedestre "English Suite" nel neo-promosso Jack Duarte, peraltro capace di cose assai migliori, etc.) devo riconoscere che, rispetto alle nefandezze suonate oggi dalla maggioranza dei chitarristi, quel repertorio era sublime. Fa pena vedere oggi le graduatorie dei "migliori pezzi per chitarra" ricorrenti nei forum, infarcite di orrendi polpettoni in cui è evidente - agli occhi di chi abbia una minima nozione del comporre musica - il più volgare dilettantismo... Secondo me non è stata posta alcuna enfasi sulla musica di Giuliani da parte degli interpreti. Sono relativamente poche, rispetto al lascito del compositore, le opere regolarmente suonate nei recital e nei concerti e incise nei dischi, e molte delle opere migliori sono quasi ignorate. David Starobin ha iniziato una ricerca interpretativa molto perspicace e rivelatrice. Se consideriamo lo stato dell'arte in campo pianistico, cioè la percentuale di musica eseguita dai pianisti rispetto al loro repertorio, dobbiamo riconoscere che i chitarristi sono in ritardo di mezzo secolo. Giustissima, secondo me, la tua osservazione riguardo il fatto che Giuliani dà il meglio di sé nella musica da camera e nei concerti. Lo stesso dicasi di Ferdinando Carulli. Dobbiamo stare attenti, nel valutare l'opera di questi maestri, e saper distinguere le composizioni in cui essi hanno davvero versato il loro talento e la loro ispirazione, da quelle scritte per rispondere alle esigenze degli editori, che chiedevano musica di consumo per i dilettanti. E' evidente, in Giuliani e in Carulli, questa arrendevolezza, e sarebbe un errore inchiodarli al loro livello minimo. Anche Beethoven ha scritto musica per gli editori, e nessuno appunta il giudizio critico sulla sua opera basandosi su quei lavoretti d'occasione. dralig
  3. Ciao Piero, Domingo Prat - grande sostenitore di Sor - riporta con sdegno un'intervista in cui Segovia qualificava Sor "flojito" - cioè deboluccio -, e quanto alla somiglianza di alcune sue opere con quelle di Beethoven giovane, sono certo di trovarti d'accordo con me nel prendere l'affermazione di Segovia come un complimento generoso. La tecnica compositiva di Sor non ha nulla da invidiare a quella di Giuliani. Costruiscono in modo diverso, Sor a partire dal basso, cioè alla maniera antica, concezione nella quale i profili melodici - anche se netti e accattivanti - sono concepiti come fioriture e ornamentazioni; mentre Giuliani mette primariamente a fuoco una linea melodica, e attorno a quello costruisce le armonie (avvicinandosi già al romanticismo). Inoltre - e non secondariamente - Sor tende a enunciare le unità (mezza frase, frase, periodo, etc.) nell'ambito della stessa posizione della mano sinistra, che è disposto a cambiare solo quando non è possibile concludere tale unità a mano ferma, mentre Giuliani estende le unità melodico-armoniche lungo tutta la tastiera, mascherando il cambio di posizione con le corde a vuoto. Anche in questo aspetto, Giuliani sembra più "moderno" di Sor, che fondamentalmente mantiene la scrittura chitarristica nel quadro già tracciato - quando lui inizia a comporre - dai maestri della scuola viennese (Diabelli, Matiegka, Molitor). dralig
  4. Purtroppo, invece abbiamo segni espliciti e incontrovertibili della sua chiusura nei confronti della musica italiana per chitarra dell'Ottocento. Di uno dei lavori più importanti del primo Ottocento - la Grande Sonata per chitarra sola con accompagnamento di violino ad libitum - egli scrisse a Ponce che era insuonabile (per la sua qualità scadente) e indusse il compositore messicano (che di Ottocento italiano non sapeva assolutamente nulla) a tentarne un rifacimento, tradottosi poi - quello si - in un immondo pastiche. Segovia aveva operato una sintesi tra Tarrega e Aguado, e ovviamente non gli riusciva spontaneo applicare la sua maestria alle pagine degli autori italiani, che tra l'altro gli rimasero per lo più sconosciuti. Non credo che si sia comportato in modo contradditorio respingendo le pagine degli autori italiani ottocenteschi: il suo non era da intendere come un giudizio critico sulla qualità della musica, ma come l'espressione di un disagio che egli avvertiva di fronte a pagine improntate a un tipo di virtuosità che non rientrava nel suo lessico e nella sua arte. Del resto, fu sempre in base a un criterio di affinità che egli giudicò il repertorio di tutte le epoche, non soltanto dell'Ottocento. dralig
  5. Incominciamo da Segovia. Giuliani lo conosceva pochissimo, poco e niente, e soltanto attraverso edizioni manipolate. Nella sua biblioteca, gli unici testi di Giuliani attendibili arrivarono quando lui era già in tarda età, con problemi di vista e pochissimo tempo per leggere e studiare: erano le edizioni Suvini-Zerboni curate dal suo ex-allievo Ruggero Chiesa. L'unico pezzo di Giuliani che giunse intatto o quasi nelle mani di Segovia prima delle edizioni di Chiesa fu la Sonata op. 15, della quale incise in disco il primo tempo. Quindi, parlando di Giuliani, lascerei da parte i giudizi di Segovia (del resto, molto elastici: talvolta lo elogia). Confermo quello che ho detto riguardo l'assoluta padronanza della forma musicale da parte di Giuliani. I "lunghi passaggi arpeggiati" presenti nelle "Rossianiane" sono in realtà delle transizioni modulanti che egli costruisce per collegare due zone armonicamente diverse: finito di parafrasare un tema di Rossini, non può entrare ex-abrupto in un altro tema, collocato in tonalità differente, e con un carattere diverso dal precedente: deve creare una zona intermedia, e le armonie arpeggiate sono la risorsa migliore, perché gli arpeggi svolgono il collegamento armonico in modo a-tematico, cioè senza introdurre alcun nuovo elemento fortemente strutturato prima del nuovo tema. Che siano "piacevoli da ascoltare" è un pregio in più, ma non è il più importante, perché hanno prima di tutto una funzione formale molto precisa. E, ovviamente, anche una funzione retorica: a queste transizioni ricorrono puntualmente tutti i maestri dell'epoca, compreso - per rimanere vicini al milieu culturale di Giuliani - Beethoven. Che Sor non ricorra a transizioni del genere, non è per niente vero. Lo fa, anzi, in situazioni in cui il diversivo non risponde a una vera necessità e non svolge alcuna funzione al di là del proprio valore decorativo. Non che questo sia un demerito, ma se vogliamo parlare stando ai fatti, queste sono le evidenze. dralig
  6. Entrambi fecero uso della chitarra in modo corrispondente alle rispettive concezioni e finalità: in Giuliani ha molto più peso che in Sor l'elemento melodico - con le conseguente implicazioni armoniche - mentre in Sor ha maggior rilievo l'elemento polifonico. Non per nulla si era formato come fanciullo cantore nel monastero di Montserrat...Nei rispettivi ambiti, si mossero entrambi con grande autorità: quale che sia il giudizio di valore che oggi si vuol dare della loro musica, non è possibile disconoscerne la perfezione in ogni aspetto. Non c'è mai, nei loro pezzi, una nota fuori posto, né dal punto di vista compositivo né dal punto di vista della proprietà idiomatica e del rendimento sonoro. Due maestri. dralig
  7. Angelo Gilardino

    Finale

    Lavoro con Finale dal 1995, ma un caso del genere non l'avevo mai visto! Finale salva automaticamente i files in una cartella apposita, quindi - a meno che Lei non abbia de-selezionato l'opzione di salvataggio automatico - troverà una serie di files della Sua partitura da qualche parte nel Suo pc. Trova il comando in Program Options - Save. L'opzione è spuntata di default e salva automaticamente il lavoro ogni 15 minuti. Si può deselezionarla - se lo si fa, si è chiaramente pazzi autolesionisti - e modificare i tempi del salvataggio automatico. dralig
  8. Voi "poveri chitarristi" non ve la passate così male... dralig
  9. "En los trigales" è il secondo pezzo per chitarra sola di Joaquin Rodrigo (in ordine cronologico). Fu scritto nel 1938, un anno prima del "Concierto de Aranjuez", dodici anni dopo la "Zarabanda lejana" con la quale il compositore aveva preso contatto con la chitarra. Il titolo significa: "Nei campi di grano" (trigo=grano). Nel 1956, fu dedicato a Narciso Yepes e incorporato nel trittico "Por los campos de Espana", insieme ad altri due brani scritti successivamente: "Bajando de la meseta" (1954) ed "Entre olivares" (1956). Nel 1938, l'influenza francese era ancora molto forte nella musica del compositore, e il brano "En los trigales" è evidentemente influenzato da Debussy (ascoltare, dai "Préludes" per pianoforte, "Minstrels" e "La sérénade interrompue"). Questo non significa che Rodrigo non mettesse in campo uno stile proprio, e fu precisamente in quegli anni che egli si manifestò come forte rappresentante del neocasticismo, ossia di una tendenza musicale nazionalista che, in Spagna, si rifaceva alla cultura e alla tradizione della Castiglia, e non a quella andalusa. dralig
  10. E perché mai? Non sono mica un torero. dralig
  11. Permette una piccola osservazione? Si può dire qualcosa contro l'opera, non contro il compositore. Offerta ai lettori, attraverso la pubblicazione, è la musica, non chi l'ha scritta. Su questo punto - non me ne voglia - sono piuttosto ipersensibile e alquanto intransigente: compongo e pubblico musica, e solo quella espongo al giudizio altrui (del quale, a mia volta, mi riservo di essere giudice): nient'altro. Sono certo di trovarLa d'accordo. dralig
  12. A chi è destinato a occupare il posto unico centrale nell'arena non occorre il biglietto. Entra ed esce passando per un'altra porta. dralig Mi sfugge il senso della risposta, mi spiega cosa vuol dire, per favore? Butterfly Prima, per favore, spieghi Lei ai lettori che cosa vuol dire la Sua domanda. dralig
  13. Delle Canciones esistono parecchie registrazioni, e purtroppo quella della Argentinita con Lorca al pianoforte contiene soltanto alcuni brani della collezione. Come pianista, Lorca lasciava molto a desiderare - del resto, non aveva tempo di esercitarsi, preso com'era con il teatro. La Argentinita aveva un temperamento straordinario, pieno di "duende" ma anche di eleganza e raffinatezza, e aveva una voce da canzonettista, non da cantante di musica da camera. Era una donna travolgente, e difatti travolse il famoso torero Ignacio Sanchez Mejias, che abbandonò la moglie per unirsi a lei. Quando, sedotto dalla giornalista francese Marcelle Auclair, scappò con la medesima a Parigi, resistette poco tempo: aveva paura che la Argentinita lo raggiungesse per ammazzarlo, e probabilmente l'avrebbe fatto se, nel ritornare in Spagna, Ignacio non avesse - con un gesto chiaramente suicida - deciso di tentare una corrida - attività che aveva nel frattempo lasciato da parte - affrontando a Manzanares tori giganteschi. Fu infatti ucciso. Mentre agonizzava, Lorca - suo amico intimo - incominciò a scrivere quello che sarebbe diventato il suo poema più famoso: "Llanto por la muerte de Ignacio Sanchez Mejias". Ignacio non era solamente un torero audacissimo e di grandi doti stilistiche, ma anche un letterato, un autore di teatro, un patrono delle arti. Fu nella sua casa vicino Sevilla che si radunarono i giovani poeti che avrebbero dato vita alla "generacion del '27". Bei tempi... dralig
  14. che gaffe terrificante.... Butterfly Nessuna gaffe. Forse si può parlare bonariamente di gaffe nel caso contrario, quando si dà per morta una persona viva e vegeta. Anni fa, appresi da una mailing list chitarristica di essere passato a miglior vita. Risposi prendendo a prestito le parole spese da Mark Twain nella stessa situazione, e scrissi un messaggio con le seguenti parole: trovo la notizia della mia morte francamente esagerata. dralig
  15. Grazie M.° Gilardino, proverò a contattare il M.° Tonazzi. Ma i diritti d'autore si riferiscono a lui o a Lorca (dovrei conoscerla bene questa normativa, che vergogna...) Butterfly Bruno Tonazzi non è più in questo mondo. I diritti relativi alla sua versione per chitarra della Nana sevillana non hanno nessuna relazione con quelli della versione di F.G. Lorca: Tonazzi ha creato un'armonia sua e un assetto strumentale proprio. Inoltre, se ben ho conosciuto Bruno, dubito assai che egli abbia depositato il suo pezzo alla Siae, e quindi suppongo che sia da considerare come di pubblico dominio. dralig
  16. Come si fa a trovare questo brano? Esiste qualche cd o spartito reperibile presso qualche editore? E' lo stesso Tonazzi che ha pubblicato il volume su Llobet? Grazie! Si, è lo stesso autore. Non saprei dirLe come trovare il pezzo. Io ce l'ho in un'antologia di autori italiani pubblicata 30 anni fa in...Polonia. dralig Butterfly
  17. Musiche originali per voce e chitarra di autori sivigliani non ne conosco. Forse Lei si riferisce a una canzone popolare della collezione ordinata da Federico Garcia Lorca, che annotò e armonizzò per voce e pianoforte "Sevillanas del siglo XVIII". Questa canzone fu anche incisa in disco dalla famosa cantante Argentinita, accompagnata al pianoforte dallo stesso Garcia Lorca. E' molto spesso eseguita anche con la parte pianistica disimpegnata dalla chitarra. Il testo è formato da tre strofe. La prima inneggia ai sevillanos, gli abitanti di Sevilla e del barrio di Triana; la seconda alla Macarena, la versione sivigliana della Vergine Maria; la terza al "rio de Sevilla", cioè il Guadalquivir. Il ritmo di questa canzone fu adottato da Albéniz per la sua "Sevilla" per pianoforte. Nella stessa collezione di Lorca, è inclusa anche una "Nana de Sevilla" (Ninna Nanna di Siviglia), una dolcissima canzone cantata per un bimbo orfano: Este galapaguito/no tiene mare/lo pariò una gitana/lo echò a la calle". Oltre alla versione di Lorca per voce e pianoforte, ne realizzò una bella versione per chitarra sola il chitarrista triestino Bruno Tonazzi. dralig
  18. No, non lo ha fatto, e fu un vero peccato. Pochi sapevano scrivere per violino come lui...Il lato curioso della faccenda è questo: CT esortava i chitarristi a impegnarsi seriamente nella musica da camera dove, a suo giudizio (e aveva ragione) la chitarra poteva moltiplicare la sua presenza e farsi apprezzare per il suo timbro e per la sua elatisticità di suono - in altre parole, e lo diceva chiaro e tondo, poteva sostituire vantaggiosamente il pianoforte -, ma lui stesso, a questa volontà dei chitarristi, credeva poco, e quindi scrisse pochi lavori di musica da camera con chitarra...Lo splendido Quintetto, le Ecloghe per flauto, corno inglese e chitarra, la Sonatina per flauto e chitarra, la Fantasia per pianoforte e chitarra. dralig
  19. Bisognerebbe precisare la domanda. Intende musica scritta da compositori di Sevilla o musica ispirata a Sevilla e alla sua cultura, ma scritta da compositori non di Sevilla? Mi spiego: i due maggiori compositori sevillani che hanno scritto per chitarra sono Joaquin Turina e Manuel Castillo (quest'ultimo mancato nel corrente anno); ma il brano più famoso ispirato alla città andalusa è certamente "Sevilla" di Isaac Albéniz, un pezzo per pianoforte suonato dai chitarristi più che dai pianisti, e la lista dei pezzi "sevillani" non è né breve né facile - arriva fino ai nostri giorni, passando per molti autori (incluso Andrés Segovia, con la sua "Macarena"). Che cosa vuole sapere? dralig
  20. Gli organizzatori di concerti scelgono tra quello che viene loro offerto dagli interpreti, cercando di andare incontro ai gusti del pubblico - ossia, di quel che ne rimane. Non ci si può ragionevolmente aspettare che chi organizza concerti intraprenda ricerche nel repertorio dei vari strumenti per selezionare le musiche migliori. Questo spetta agli interpreti. Segovia fu capace di imporre un repertorio nuovo - il suo, e non si nascose dietro la scusa che gli organizzatori e il pubblico volevano altro. dralig
  21. All'origine della situazione lamentata da Brouwer non c'è la mancanza di musica per chitarra - il repertorio del Novecento in specie è molto ricco - ma la scarsissima conoscenza della medesima, da parte degli interpreti in primis, e poi, di conseguenza, da parte del mondo musicale, soprattutto degli ascoltatori. Scrivere musica "con al centro la chitarra" non è più, oggi, una priorità, dal momento che esistono 500 concerti per chitarra e orchestra. La priorità è far conoscere la musica che esiste già e, fino a che navighiamo tra interpreti che si dilettano di istituire graduatorie dei "cento pezzi più importanti" (quando ne conoscono si e no una dozzina e posseggono biblioteche striminzite), il problema resterà ben lungi dal trovare soluzione. dralig
  22. Non ho una conoscenza di CICR. Ciao Matanya, I have just rang up to the leading Italian mandolin player and scholar, an old friend of mine, Ugo Orlandi. He owns a copy of Fabbri's metodo, but he is unaware of biographic news about him. He promised that he will search. If a person in Italy can find anything about Tito Fabbri, it is Ugo. Let's keep in wait. dralig
  23. In fatto di noia, con l'ascolto di Sorabj hai raggiunto l'immunità. dralig
×
×
  • Aggiungi...

Informazioni importanti

Usando il Forum dichiari di essere d'accordo con i nostri Terms of Use.