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Angelo Gilardino

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  1. Sono liberamente consultabili o occorre essere allievi del conservatorio? Le musiche custodite nelle biblioteche dei conservatori sono accessibili - previa osservanza di un regolamento stabilito da ogni singola istituzione - a coloro che vengono autorizzati dal direttore o, per lui, dal bibliotecario: e qui si aprono scenari diversi, a volte confortanti, a volte no. L'esperienza insegna che tutto si gioca e si risolve nell'ambito di relazioni fiduciarie. In genere, i bibliotecari dei conservatori italiani hanno ottima preparazione e sono disposti a collaborare (con qualche eccezione), ma occorre guadagnarsi la loro fiducia presentando credenziali ineccepibili e agendo con tatto e diplomazia. dralig
  2. Grazie Carlo. Il tuo messaggio reca - tra le pieghe, ma è il caso di esplicitarla - la precisazione che, nel disco di Arnoldo Foa contenente le liriche di Federico Garcia Lorca, anche il commento musicale eseguito da Piero Gosio ( "Lamento per la morte di Ignacio Sanchez Mejias") è stato composto da Mario Gangi: questo non risultava chiaro dal vecchio LP, e si poteva supporre che, oltre a essere l'egregio esecutore, Gosio fosse anche l'autore della musica. Non mi sorprende che Gangi tenesse in grande stima Gosio. E sono sicuro di non essere il secondo, dopo Gangi, a stimare il maestro alessandrino. Alberto Mautino ha lasciato tre chitarre Gallinotti ai suoi eredi. Le ho provate di persona, e ne ho constatata l'ottima qualità. Una in particolare è eccellente. Mautino fu un collezionista appassionatissimo di musiche: rincorreva quelli che oggi si chiamano (impropriamente) spartiti in tutto il mondo, e ne adunò alcune migliaia. Quando mi fu chiesto dall'onestissima erede che fare di quella imponente raccolta, suggerii di farne dono alla biblioteca del conservatorio "Antonio Vivaldi" di Alessandria, e feci i passi necessari per stabilire il contatto. La donazione ebbe luogo, e da allora in poi sentii soltanto lamenti per l'ingente lavoro di catalogazione che gli spartiti avrebbero reso necessario. Non ricevetti nemmeno una lettera di ringraziamento dall'istituzione. Cordialità. dralig
  3. Auspico che tutte le chitarre della terra abbiano come proprietari chitarristi che le amano e che le suonano bene. Dimenticavo: per datare uno strumento che non abbia una datazione in cartiglio o in marchio, bisogna far riferimento a strumenti già certamente datati, che presentino forti somiglianze di lavorazione e di materiali. A spanne, daterei la chitarra lyra in fotografia agli ultimi anni Venti - non sto a spiegare il perché, per non risultare prolisso -, ma per essere più coerente dovrei esaminare lo strumento di persona. Per certo, è molto bello. dralig
  4. Intanto, complimenti vivissimi per essere il proprietario di uno strumento come quello che ci mostra la fotografia. Eviti di montare corde da chitarra acustica e si faccia istruire da un liutaio su come montare corde di budello sintetico con fissaggio a strozzatura. dralig
  5. Ecco, per cercare di ridare una qualche utilità (agli occhi sconsolati dei lettori di questo thread), credo che la cosa più opportuna da fare sia il cercare, su Piero Gosio, informazioni di prima mano, provenienti da testimonianze di persone che ebbero che fare con lui negli anni della sua militanza professionale. Nessuno potrebbe, al riguardo, essere più autorevole e attendibile di Mario Gangi, il maggior chitarrista italiano dell'epoca, che spaziava dal repertorio classico alla musica leggera, e che era il riferimento principale dei chitarristi italiani. Sicuramente egli conobbe Gosio. Carlo Carfagna, che ha tuttora contatti con il maestro Gangi - ora ritiratosi dall'attività - potrebbe consultarlo e riceverne una preziosa testimonianza, tale da arricchire il thread (indipendentemente da Zoroastro, Platone, Erasmo da Rotterdam, Papa Ratzinger, vescovi, parroci e chierichetti, tutti convocati a proposito di un chitarrista che suonava da mancino a corde invertite) con qualcosa di sostanziale. Carlo, se mi leggi, procedi, per favore! dralig
  6. Caro Fabio, ha ragione, ho semplificato nel riassumere eventi e protagonisti. Quanto alla lingua, non è dalla Sua che intendevo prendere le distanze: rileggendo ora il mio messaggio, mi rendo conto che la mia conclusione può suggerire questa non voluta pretesa, e me ne scuso. Non arriviamo sempre alle stesse conclusioni, ma il criterio con cui adoperiamo l'italiano è certamente lo stesso. Riconosco, inoltre, la mia inidoneità nel somministrare alle classi in lotta il trattamento da Lei comminato: sinceramente, temo di non potermelo permettere. dralig
  7. Certo. Facciamo però correre uno sguardo sul panorama offertoci da questo thread. Riassumo: 1) Segnalo un video con il chitarrista Gosio, sconosciuto ai più - come a me - che suona da mancino con accordatura capovolta e ne elogio la prestazione; 2) alcuni lettori si uniscono all'apprezzamento; 3) arriva uno che, per il mio messaggio, definisce me "totem", famuli adulatori gli intervenuti e ridicola la performance di Gosio, allegando al tutto un corposo estratto delle sua "filosofia" in cui se la prende oscuramente con non identificati burocrati della chitarra, lamenta l'oblio di Segovia e auspica l'avvento di un giovane che liberi il mondo oppresso dal complotto chitarristico dei burocrati; lo vorrebbe maleducato e, per non lasciarlo senza esempio, provvede di persona; 4) arriva un altro che: a) dice che a suonare la chitarra da mancino e con accordatura capovolta sono in molti (ma, alla domanda di fare dei nomi, ne indica solo uno); accusa Selvafiorita di non sapere quel che dice; 5) arriva un altro ancora al quale non sta bene che io elogi, biasimi, parli, taccia; ha evidentemente in gran dispitto il fatto che io esista, ma non intende dichiararlo esplicitamente; 6) segue un parapiglia in cui, tra altre delizie, Fabio Selvafiorita minaccia di sottoporre le classi sociali a un trattamento riprovevole e, oltretutto, di problematica attuazione, anche per un giovane gagliardo qual egli è. "Il nostro strumento"? Non è più "nostro" della lingua che crediamo di avere in comune: la vostra, signori, è assai diversa dalla mia. dralig
  8. Non essendoci alcun apprezzabile vantaggio tecnico-musicale nel saper suonare da mancino con corde al rovescio, non trovo, caro Ermanno, un motivo concreto che spieghi tua invidia (alla quale comunque non credo). Deve trattarsi di un puro vezzo estetizzante, del genere di quello che spingeva un chitarrista tosco (noto mangione iscritto a questo forum) a rivendicare a tavola il possesso del "gusto assoluto", per contrapporlo alle gesta di un chitarrista del quale si diceva che fosse capace di trascrivere dai dischi, non soltanto le note di un brano, ma anche le diteggiature della mano sinistra. Alla domanda: ma a che serve?, dal momento che le musiche si trovano già bell'e pronte in commercio, la risposta non poteva essere che: non serve a nulla, ma è bello poterlo fare. dralig
  9. Ehm...(nei fumetti della mia epoca infantile l'interiezione con cui si manifesta imbarazzo si scriveva così, e non mi sono aggiornato), a voler dir lo vero, io a Salvatore Di Giacomo, e precisamente alla sua lirica "Nu pianeforte 'e notte", avrei reso devoto ed esplicito (nel titolo, con un passo della lirica in epigrafe) omaggio, con il secondo movimento della mia "Sonata mediterranea" per chitarra sola. Questa composizione ha attratto l'interesse di eccellenti interpreti (tra gli altri, l'ha incisa in CD il prode Giulio Tampalini), ma il suo autore è rimasto single. Io fui il maestro del Suo maestro - oggi è lui che pulisce le bucce alle mie composizioni, dall'alto della sua dottrina di armonista, segnando spietatamente tutte le scandalose violazioni delle regole in cui - ormai dimentico de lo bello stile - incorro: quelli che la vulgata dei miei allievi, una quindicina d'anni fa, definiva "cazziatoni", mi vengono elargiti senza risparmio, e se non mi offendo per quelli, si figuri se mi offendo per i Suoi buffetti... dralig
  10. Io sono un ex-concertista di chitarra con studi di composizione che, da 29 anni, ha barattato il concertismo con la composizione; accanto a questo fulcro primario, ho svolto (e svolgo, sia pure a rilento, da qualche anno) attività didattica e di ricerca musicologica. In questo quadro - di per sé già abbastanza personale - non è né obbligatorio né proibito occuparsi di altri generi di musica. Si dà però il caso che le passioni e le incombenze proprie di ciò che ho scelto di fare riempiano la giornata e gli spazi mentali a tal punto che ben poco resta per ogni altra cosa: non soltanto lamento deplorevoli lacune nel campo della canzone napoletana, ma anche dell'opera, del gregoriano e della musica medioevale, della musica rinascimentale e barocca, del jazz, della musica popolare, della musica rock, del flamenco e, a dire il vero, fuori dai miei interessi artistico-professionali di ex-strumentista, ora compositore strumentalista con focalizzazione chitarristica, mi appassiono pià facilmente alla pittura (come osservatore, beninteso) e alla letteratura (come lettore, sempre beninteso) che ad altri generi di musica; e le mie lacune sono ben più vistose e lamentevoli: sono single (nessuno mi vuole), non so cucinare (ultimamente, però, mi sono comperato una macchina per fare il caffé espresso), non so guidare e non ho un'automobile prestigiosa (lacuna, questa, particolarmente grave tra chitarristi, sembra), non sono iscritto a nessuna associazione di nessun genere (politico, sociale, religioso, sportivo, etc: niente), non so sciare, nuotare, giocare a tennis, a poker, a biliardo, non ho una console per i videogiochi, e non vado mai da nessuna parte, salvo una modesta vacanza annuale che mi concedo in un agriturismo umbro. Come vede, le cose di cui non mi occupo sono molte, quasi tutte quelle in cui eccelle un vero chitarrista al passo con i tempi. E, anche nel mio campo, sono poco affidabile: ho una lista di promesse incompiute nei confronti di interpreti che mi hanno chiesto un pezzo, da farmi vergognare. Gli editori per i quali lavoro mi stanno alle calcagna per scuotermi un po' (io li chiamo "i miei cr-editori"), ma con scarso successo. Tutto ciò Le scrivo non per fare dell'autobiografia, ma per rendere chiaro - con un'esemplificazione personale che mi auguro risulti efficace - che chi si occupa di "ben più vasto repertorio di musica classica" non ha confini tracciati per la sua ricerca: si traccia da sé la propria area, e ci lavora per una vita, con ovvi e naturali spostamenti di interessi, ed esercitando - specie nella terza età - una benevola tolleranza nei confronti delle proprie lacune, ormai definitive e irrimediabili. dralig
  11. La tecnica è la stessa, cambia tutta la diteggiatura. E' difficile per un destrimane. dralig
  12. Il numero del prossimo gennaio 2009 della rivista musicale (non chitarristica) "Suonare" pubblicherà un articolo di una pagina intera che ho scritto ieri, dopo i graziosi apprezzamenti rivolti al "totem", su Piero Gosio. Lo scritto riprende e sviluppa le informazioni che in questo forum ho dato in maniera sommaria. Così, la figura del maestro alessandrino verrà rievocata per migliaia (invece che centinaia) di lettori. Dice un proverbio spagnolo: "No hay mal que para bien no venga". dralig
  13. Gallinotti, 1946, offertagli in dono dal famoso liutaio suo conterraneo. dralig
  14. Copio fedelmente le note scritte da Mario Dell'Ara su Piero Gosio (nel volume "Pietro Gallinotti - Liutaio di Solero - 2006): "Piero Gosio, chitarrista, violinista e arrangiatore, nacque ad Alessandria nel 1921. Fin da giovanissimo manifestò spiccate attitudini per la musica. Iniziò all'età di sei anni lo studio della chitarra come autodidatta suonando la chitarra del padre, da mancino qual era, e senza invertire le corde. Sviluppò così una tecnica del tutto personale e straordinaria, applicata durante tutta la sua lunga carriera, che destava stupore e ammirazione in chi lo vedeva e ascoltava suonare. All'età di undici anni iniziò lo studio del violino con il maestro Ercole Giaccone, al Liceo Musicale di Alessandria, dove si diplomò brillantemente. Nel 1944 fu assunto nell'orchestra d'archi di Torino, diretta da Ruggero Maghini, La sua passione principale era però la chitarra e la musica jazz, Django Reinhardt in particolare. Già dall'età di sedici anni, nonostante l'ostracismo della cultura di regime, Gosio faceva parte di un complessino col quale si esibiva in provincia producendosi come chitarrista e arrangiatore di musica jazz. Sempre come chitarrista entrò a far parte delle orchestre di Pippo Barzizza e di Cinico Angelini e poi delle orchestre della Rai di Torino (1952) e di Milano (1957). Molto apprezzato per le sue doti di arrangiatore, elaborò partiture per i direttori che si susseguirono via via alla Rai: Barzizza, Trovajoli, Kramer, Bonocore, e tanti altri. Eclettico e versatile, fu presente in ogni genere di spettacolo, accompagnano la voce recitante di Arnoldo Foà (1953), vincendo il Festival di Sanremo [...] incidendo dischi per le canzoni napoletane interpretate da Giuseppe Di Stefano o ancora, prendendo parte al sestetto "A. Schoenberg" diretto da Bruno Maderna (Milano, 1965) e come arrangiatore per la Gershwiniana al Teatro alla Scala con Carla Fracci. [...] Nel repertorio classico rimane di lui un disco (1972) con musiche di Paganini nel quale, con la sua inseparabile Gallinotti del 1946, suona il Quartetto Primo con Alfonso Mosesti, violino, Carlo Pozzi, viola, e Giuseppe Petrini, violoncello, e accompagna Mosesti in Quattro Sonatine per violino e chitarra." Non occorre ch'io ricordi chi erano Maghini, Maderna e i componenti del Quartetto di Torino: con Maghini in Rai, o era buona la prima, o andavi dritto a casa. Sono lieto di aver ricordato ai lettori di questo forum la figura di Piero Gosio - mi riprometto di farlo anche in altra sede. Chapeau. dralig
  15. Alcuni utenti del forum apprezzano, come me, il singolare approccio chitarristico di Piero Gosio: che male c'è? Dov'è l'adulazione nei miei confronti, dove la piaggeria? Mi sembrano evidenti, agli occhi di chiunque conosca i fondamenti della tecnica chitarristica non tarreghiana, i pregi dell'impostazione della mano sinistra di Gosio: polso semiesteso (e non flesso), angolazione giusta, vibrato "naturale" (di chiara matrice violinistica: Gosio era diplomato in violino), cambio di posizione rapido e leggero. Che cosa c'è di strano che io lo osservi in un chitarrista, che tale impostazione metteva in atto nel 1957, quando i metodi di chitarra e l'insegnamento corrente prescrivevano il polso sinistro flesso e la presentazione della mano con l'asse centrale perpendicolare al piano delle corde? E' una constatazione di fatti evidenti, di natura tecnica, non una beatificazione: l'essere d'accordo non implica nessuna adesione fideistica, nessuna genuflessione. Perché mai io dovrei dire: zitti, non adulatemi? Come posso sentirmi in diritto di intromettere un "io" in un semplicissimo dialogo riguardante un collega quasi sconosciuto? Che c'entro "io", che c'entrano gli utenti che mi vorrebbero adulare? Non sarà che ad alcuni dà fastidio il fatto che esistano delle concordanze, e non solo delle divergenze? Non sarà che qualcuno ha scambiato l'autonomia delle opinioni e dei giudizi con la necessità di essere sempre e comunque in disaccordo? Negli anni Sessanta, dichiaravo un'intervista rilasciata a "Strumenti e Musica" che, nello studio del suono della chitarra, era utile e opportuno considerare anche le esperienze e i risultati raggiunti dai virtuosi del plettro, e portavo ad esempio il suono creato da Django Reinhardt. Lo ritenevo, e lo ritengo, un musicista geniale, e ho cercato di imparare qualcosa anche dal suo modo di suonare. Ne ritrovo tracce nel suono del maestro torinese - che mi dolgo di non aver conosciuto di persona: lo segnalo ai lettori in questa luce, non dico che sia stato un'alternativa a Segovia, dico che è stato un chitarrista interessante, singolare: che cosa ho fatto, se non quello che qui fanno tutti, quando ritengono di avere qualcosa di utile, o semplicemente di curioso, da dire? No, non va bene: non ha parlato AG, ha parlato il totem, e quelli che sono d'accordo sono adulatori. Mi spieghi, Mr Gasgas: da un lato Lei non comprende perché io "me la prenda tanto" con le "celebrazioni", e dall'altro non comprende perché io non zittisca i miei "adulatori": forte di una siffatta logica, io credo che Lei debba incominciare con il comprendere sé stesso. Intanto, ho compreso che, ch'io parli o ch'io taccia, per Lei sono in fallo. dralig
  16. Allora parli e scriva dei Suoi princìpi e del Suo modo di considerare la chitarra senza tentare di appiccicare etichette fasulle alle persone che partecipano a questo forum. Che diventino dogmi, lo ha detto solo Lei. Io sono qui senz'altro scopo che quello di colloquiare serenamente di musica per chitarra, di storia della chitarra, di repertori, di studi, di ricerche: dico quello che so e che mi pare opportuno dire, esattamente come fa, in questo forum, chiunque altro, senza mai arrogarmi precostituzioni di autorità: faccio parlare il mio lavoro e, nelle discussioni, i miei argomenti. Non scrivo per cercare consensi e non mi inquieto per i dissensi - purché manifestati con correttezza. Come persona, rifiuto nel modo più risoluto ogni etichettatura che tenti di spossessarmi della mia umanità e, in questo senso, trovo la definizione di "totem" gravemente offensiva: lede il mio modo di sentire me stesso, il mio rispetto degli altri, la passione e la sofferenza che ogni giorno mi costa la mia opera di compositore e di studioso: non si permetta mai più di riferirsi a me con apprezzamenti del genere di quello che ha infelicemente speso nel Suo messaggio. Glielo dico una volta sola, e non Glielo ripeterò. Angelo Gilardino
  17. Il Suo? E la scoperta che ciascuno coltiva una propria visione artistica, della quale la chitarra non è altro che strumento (per l'appunto), Le procura disappunto? Si rassegni, il Suo modo di sentire, pensare, agire, vale solo per la Sua persona e, in questo forum, come in qualunque altro consesso civile, soltanto la forza delle Sue idee e del modo con cui le professa e le esprime potrà darLe credito. Nient'altro. Consolidato ma in piena evoluzione - grazie all'apporto di chi crea, di chi studia e di chi ricerca. E manifesto il mio interesse nei confronti di un collega - si, considero Piero Gosio un mio collega, anche se io non ho mai accompagnato canzoni e lui non ha mai composto musica da camera: lo rispetto e lo segnalo a coloro che, come me, sanno levarsi il cappello di fronte a ciò che è autentico, anche se è piccolo e modesto. Dove siamo Glielo spiego subito: in un luogo virtuale dove a nessuno è permesso di chiamare "totem" un musicista vivo, vegeto e in piena attività senza infrangere le regole della buona educazione, del rispetto umano della deontologia: qui, prima che musicisti, siamo cittadini, e le opinioni in campo artistico e musicale si manifestano nei termini della convivenza civile. Se a Lei non piace il suono del maestro Gosio e non è d'accordo con chi invece lo apprezza, esprima il Suo dissenso adoperando i termini del lessico musicale e lasci stare le persone, evitando apprezzamenti che non hanno nulla che vedere con la critica e con la discussione. E' certamente ora di smetterla: di ingiuriare il prossimo e di tentare di infangare il lavoro altrui. Certo che, dopo aver qualificato come "ridicola" l'arte chitarristica del maestro Gosio, chiamare "filosofia" una cosa del genere denota un grande equilibrio e un'ammirevole modestia. E' mia convinzione che molti partecipanti siano muniti di senso del ridicolo, e che la loro presenza sia motivata anche dal fatto che, di occasioni di divertimento, questo forum è davvero prodigo. dralig PS Io non ho affatto dimenticato Segovia, e sono colui che egli ha designato per aver cura di una considerevole parte della sua memoria: quella legata al più grande contributo che egli ha dato alla storia della chitarra, il repertorio.
  18. ...il noto cantante napoletano, nonché attore, Nunzio Gallo. Gran bella voce. L Immagino che avrà cantato il repertorio classico napoletano, quelle canzoni che non sfigurano davanti alle romanze d'opera e ai lieder. Sai se esiste qualche CD nel circuito commerciale? O è roba solo da napoletani veraci? dralig
  19. Anche a me il suono ricorda quello di Django Reinhardt - un gran bel suono, bisogna ammetterlo - anche se prodotto con il plettro. dralig
  20. Inizio SuperMOD Edit Il thread è stato ripulito da interventi Spam e non inerenti la discussione originale. I post non sono stati cancellati ma sono disponibili qui: http://www.cristianoporqueddu.it/forumchitarraclassica/viewtopic.php?t=5272 Giulio Fine SuperMOD Edit Stimolato dalla lettura di un paragrafo dedicatogli da Mario Dell'Ara nel suo volume commemorativo di Pietro Gallinotti, ho svolto una piccola ricerca sul chitarrista piemontese Piero Gosio. Mancato nel 2004, fu soprattutto un valente arrangiatore di canzoni, ma anche come esecutore fu tutt'altro che comune. Gli ascoltatori del vecchio LP di poesie lorchiane lette da Arnoldo Foà (con il commento musicale di Mario Gangi) ricorderanno soprattutto la superba recitazione del "Llanto": ebbene, il commento chitarristico di quella poesia fu composto ed eseguito da Piero Gosio. Suonava una Gallinotti. Come la suonava, cioè con quale postura e con quale tecnica, è cosa da lasciare stupefatti. Una registrazione televisiva del 1957, accessibile in youtube http://www.youtube.com/watch?v=zwMTDRcm7kU lo mostra in azione, e non occorrono commenti (ma notate, vi prego, la proprietà violinistica della sua mano sinistra). Chiedo venia per l'orrenda canzone che dovrete ascoltare - con un testo kitsch fino alla comicità - ma ne vale la pena (anche per la bellissima voce del cantante, un baritono-tenore lirico leggero che, invece di quelle scemenze, avrebbe potuto cantare benissimo i lieder di Schubert). dralig
  21. Si, era un grandissimo orchestratore. in "Tosca", c'è una pagina miracolosa. All'inizio del terzo atto, prima che Cavaradossi, sulla torre di Castel Sant'Angelo, incominci a cantare "E lucean le stelle", c'è una sorta di preludio orchestrale: l'alba su Roma, con la voce di un pastorello che intona una siciliana. Solo Ravel poteva fare una cosa simile. Normalmente, in teatro, mentre si esegue questa pagina, la gente parlotta in attesa del tenore (secondo me Scarpia non aveva tutti i torti a far fuori un siffatto cretino), quindi per ascoltarla a dovere, meglio un DVD o un CD. dralig
  22. Ovviamente, io non ho mai pensato che si debba usare un solo dito della m.d. su tutte le corde: il pollice controlla le corde 6 e 5, e le dita ima le tre corde superiori, escludendo la quarta: perché mai un accordo arpeggiato si dovrebbe trattare con la tecnica della strappata? La soluzione che ho descritto è usata da molti anni da parecchi chitarristi. dralig
  23. Infatti il la dura 1/8. Il problema di salvo è che il la in questione rischia di essere stoppato dall'inclinazione del 3 dito. Proprio per questo gli ho consigliato di flettere la falange del dito 1. PS. OT. Belli i fiocchi di neve che scendono giù Poiché l'accordo non fa parte di una successione armonica con un movimento organico di parti, ma è solo una macchia di colore, e l'unico aspetto caratterizzante è l'intervallo di seconda tra sesta e quinta corda a vuoto, non cambia nulla - anzi migliora il risultato - alzare il mi di un'ottava e suonare l'accordo sol diesis - la - do diesis - mi - la con la diteggiatura 1-0-4-2-3, molto più propizia per non neutralizzare involontariamente la quinta corda. Questo genere di correzioni, nella musica dei compositori non chitarristi, è comune e ovvio, si fa quasi automaticamente. dralig
  24. Caro Fernando, se un pezzo non è un po' diverso dai precedenti, non si ha motivo di scriverlo. I compositori, al contrario dei liutai (e dei cuochi), devono cercare di non ripetersi. Perché no, è una bella immagine. Scrivi poesie? Se non l'hai già fatto, pensaci... Non occorre sapere che cosa stai componendo, se sai come comporla. dralig
  25. Si riferisce a ciò che, nel suonare, vi è di ludico, e a ciò che il suonare ludicamente condivide con altre discipline: non per nulla i virtuosi sono invariabilmente ottimi giocatori anche di qualcos'altro (dal calcio agli scacchi, dal ping pong al bridge). dralig Si ho capito, ma non capisco la diatriba linguistica. mi sembra inutile. Un esercizio sulla lingua in un forum di chitarra, dove si consuma ogni giorno un immane olocausto della grammatica e dell'ortografia (non parliamo nemmeno della sintassi...)? Può darsi che sia inutile, ma è certamente sublime. dralig
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