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Angelo Gilardino

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  1. Si riferisce a ciò che, nel suonare, vi è di ludico, e a ciò che il suonare ludicamente condivide con altre discipline: non per nulla i virtuosi sono invariabilmente ottimi giocatori anche di qualcos'altro (dal calcio agli scacchi, dal ping pong al bridge). dralig
  2. Non è in facoltà di un docente concedere o negare a un allievo la scelta del programma dell'esame di diploma, purché corrisponda ai dettami del programma ministeriale. Quindi l'allievo deve semplicemente notificare al docente il programma, e se il docente ritiene di contestarne alcuni punti, dovrà spiegarne le ragioni: al direttore del conservatorio, s'intende, al quale l'allievo rimetterà ogni decisione, non senza far mettere per iscritto le ragioni del rifiuto. dralig
  3. Ora che il concetto Le è chiaro, se Le interessa vedere un esempio di enunciato tematico con pedale triadico e il relativo sviluppo, legga il primo tempo della "Sonata del Guadalquivir" (2004) dello scrivente. dralig
  4. confermo pienamente Poiché è noto il mio rapporto di amicizia e di collaborazione (nella collana "The Andrés Segovia Archive") con Luigi Biscaldi, è opportuno che io eviti di spendere in pubblico parole a suo favore (vedo peraltro, e non me ne sorprendo, che non ce n'è bisogno). Posso però - anzi, credo di doverlo fare - riferire un episodio del quale sono stato testimone diretto. Quando, nel 2004, "Seicorde" recuperò il disco LP che Biscaldi aveva inciso nel 1981 (a 19 anni), lo convertì in CD e lo pubblicò nella collana "I maestri della chitarra", una copia del CD fu inviata dalla rivista alla signora Emilia Segovia, vedova di Andrés Segovia, a Ginevra. Emilia Segovia, prima di diventare la moglie del maestro, era stata sua allieva all'Accademia Chigiana negli anni '50 e, anche se poi ha rinunciato alla sua carriera per dedicarsi alla famiglia, ha continuato a studiare e ad ascoltare: in pratica, conosce tutti, o quasi, i chitarristi in attività. Mi telefonò chiedendomi informazioni sul chitarrista che aveva ascoltato in quel CD e, saputo che la sua attività concertistica era stata interrotta a causa della distonia focale, volle il suo numero di telefono perché - mi disse testualmente - "è l'unico chitarrista vivente il cui suono si possa paragonare a quello di Segovia, e voglio dirgli che deve assolutamente trovare il modo di tornare ai concerti". La telefonata fu fatta nello stesso giorno. dralig
  5. Sono un po' perplesso: non riesco a capire come Lei concepisca l'esistenza di un pedale "di per sé, come entità". Il pedale è una funzione, ed è quindi in funzione di qualcos'altro. Di per sé, non significa nulla, e non esiste uno sviluppo del nulla (Brignolo direbbe dello zero): infatti, è il qualcos'altro che si sviluppa. Nella fattispecie, la fisionomia (e la sostanza) del tema si delineano con l'apporto del pedale, che ha una sua precisa funzione (ritmico-armonica). Il compositore voleva scrivere una romanza e non una sonata, e quindi ha esaurito la potenzialità degli enunciati nella loro esposizione, rinunciando a riprenderli. Se avesse voluto, avrebbe potuto benissimo svilupparli (ottimo terreno per un esercizio di composizione: costruire un tempo di Sonata ampliando una Romanza), e allora avrebbe trascinato con sé anche il pedale, aumentandone l'impiego in sezioni più ampie, ed eventualmente rinforzandolo (un pedale si può dare anche in bicordi e in accordi). Nell'ambito della musica per chitarra immediatamente consultabile, legga il primo tempo della Sonata Classica di Ponce, e vedrà come il primo tema sia enunciato sul pedale di tonica e di dominante, e ne constati poi la ricorrenza ampliata nello sviluppo. Inutile a dirsi, Ponce riprende lo stile classico, che è ricco di esempi: il Suo insegnante, se Lei glielo chiede, Gliene fornirà parecchi. dralig
  6. Risposta ideale: "Me lo voglio proprio augurare" E cambio di insegnante. il mio insegnante è il maestro Biscaldi, non questa persona qua!!! Sarà bene, allora, precisare che il Suo insegnante, il maestro Biscaldi, e l'"insegnante" che ha rilasciato la singolare dichiarazione, sono due persone diverse, e ben diverse! dralig
  7. Solo la misericordia di Dio può essere pià grande di tanta ignoranza. dralig
  8. Premesso che nell'analisi musicale non esistono certezze matematiche, ma solo (e non meno di) gradi di plausibilità - commisurati alla forza degli argomenti che ogni analista adduce a favore delle proprie tesi; premesso che il termine "tema" può essere adoperato per definire elementi poi realmente sviluppati, o anche solo elementi che presentano possibilità latenti di uno sviluppo poi non effettuato (e in questo senso bisogna distinguere il tema, che è tale perché è assoggettabile a sviluppo, dalla melodia, compiuta in sé e non trattabile se non per iterazione o semplice decorazione); la tesi sostenuta dal Suo insegnante è plausibile, perché quello che Lei correttamente definisce pedale ha funzione di sostegno di un enunciato che ha profilo e carattere proprio, ben distinto da quello del "tema primario" e schierato armonicamente, rispetto al medesimo, in funzione di mobilità e di tensione. Riferendosi a questa autonomia dell'elemento secondario, il Suo professore ha ritenuto di definirlo tema, e ne ha individuato il ruolo dialettico: in effetti, questa romanza (come altre) è la radice quadrata di una sonata. dralig
  9. Giusto. Nessun ordine può risparmiare a un cretino o a un mascalzone (che inspiegabilmente di un qualsiasi ordine giunga a far parte) la pena irrogata dalla legge dello stato: e a certi tipi, il fatto che le regole esistano può divenire evidente solo nel momento in cui realizzano quanto costa caro l'infrangerle. dralig
  10. Premessa: mi sto appassionando al thread con l'unico scopo di capire, senza preconcetti e senza alcuna vena polemica. La differenza sta esclusivamente nel mezzo con il quale una persona viene diffamata? La diffamazione a mezzo stampa comporta pene maggiori in quanto fatta mediante atto pubblico: perché è errato considerare un sito internet un atto pubblico? Grazie, ciao. Certo che no! Diffamare una persona o un'istituzione in Internet (nei blog, nei newgroups, etc.) configura lo stesso reato, e la stessa perseguibilità, del diffamarla a mezzo stampa. Ho appurato questo punto perché qualche tempo fa, in un newsgroup, e più recentemente su youtube, erano apparsi alcuni "apprezzamenti" che, nei miei riguardi, sconfinavano dal diritto di critica sull'opera (diritto che rispetto e sostengo) all'ingiuria personale e, per l'appunto, alla diffamazione personale (cose che non sono disposto a tollerare). Lo studio legale al quale ho sottoposto il caso mi ha prontamente informato che, negli scritti in questione, erano presenti gli estremi di una querela per diffamazione, con richiesta di danni morali (commisurabili alla notorietà del danneggiato), e si è dichiarato pronto a procedere. Ho informato gli interessati, che hanno provveduto a scusarsi pubblicamente, nella stessa sede in cui mi avevano ingiuriato e, per il momento, ho deciso di soprassedere, anche se mi riservo di ripensarci: per la causa penale ci sono due anni di tempo, per la causa civile cinque anni. Resto del parere che chi pubblica la propria opera (compositore, interprete, etc.) deve essere disposto ad accettare tutte le critiche di merito rivolte alla medesima sulla base di argomentazioni o a semplice titolo di opinione, e che non deve adontarsi se alcune di queste critiche sono negative: se si altera, vuol dire che non è sicuro del fatto suo e che è comunque fragile. Nel contempo, penso che occorra sbarrare il passo ai mascalzoni e ai falliti che, travestendosi da recensori, si vendicano degli artisti che invidiano, manifestandosi in termini che nulla hanno che vedere con la critica: questi figuri vanno chiamati davanti al giudice, senza remissione. dralig
  11. Si, ho ricordi "speciali" riguardo questo pezzo. Nacque da un'immagine che serbo tuttora nella memoria, nitidissima. Un luogo dove non sono mai stato, e che pure mi è caro e familiare. L'ho anche disegnato, una volta, rispondendo alla stessa domanda che mi rivolge Lei, per uno degli interpreti del pezzo. Non si tratta di una scena, ma di un luogo: dinanzi a me (che non percepisco, di me stesso, altro che lo sguardo), c'è un grande prato verde, deserto, sul cui limitare - a due o trecento metri da me - sorge un filare di cipressi che io vedo di lato (quindi non in fuga). Il cielo è azzurro, senza nuvole e, pur non vedendolo, percepisco - non so come, oltre i cipressi - il mare: so di trovarmi su un altipiano che, dopo gli alberi, cade a strapiombo, con una scogliera, sulle acque calme. Sento - so che alle mie spalle c'è una casa, anche se non la vedo - una voce di donna che canta, ma non sono in grado di percepire un profilo melodico; so però che è morto un giovane, e che il canto lo piange. Dico a me stesso che mi trovo in Grecia ma, al di là del prato e dei cipressi, non c'è altra connotazione visibile che possa definire il luogo. Non credo esistano correlazioni dirette e dimostrabili tra le immagini e la musica, e non ho mai tentato di comporre un brano con un proposito descrittivo o narrativo, ma sono sicuro di aver scritto questo pezzo con quell'immagine chiara nella mia mente. Pertanto, l'ho "sentito" come un lamento per la morte di un giovane eroe greco. Da ciò il titolo, e da ciò l'omaggio a Pizzetti, autore della rabbrividente trenodia di Fedra per la morte di Ippolito. Non ho mai raccontato a nessuno di questa immagine, se non quando, durante una masterclass, un allievo, alla fine dell'esecuzione del pezzo da parte di un altro chitarrista, commentò ad alta voce: "Questa è la musica per la veglia funebre di Patroclo". dralig
  12. Giusto una precisazione: quelle che Segovia diede a Granada nel mese di giugno del 1922 (in occasione del festival di cante jondo organizzato da Falla, Segovia diede ben cinque concerti), non furono le prime esecuzioni chitarristiche dell'Homenaje, che fu invece "estrenado" (eseguito per la prima volta in pubblico) da Miguel Llobet il 13 febbraio 1921 nel Teatro Municipale di Burgos. La prima assoluta era avvenuta a Parigi circa tre settimane prima, il 24 gennaio 1921, per mano dell'arpolirista Marie Louise Henri Casadesus. dralig
  13. In effetti mi è difficile pensare Segovia a suo agio con l'impeto prismatico-varesiano degli ultimi studi. Eppure, ci provò. Eseguì qualche volta in concerto lo Studio n. 11, ma non si convinse mai a registrarlo. dralig
  14. Nonostante ciò, la lettura degli Studi di Heitor Villa-Lobos mi fa più pensare a uno studio in senso pittorico, come un'escursione in un ambiente nuovo ben più oscuro persino di quello raffigurato nella Suite popolare Brasilienne quasi 25 anni prima. La Suite Populaire Brésilienne è del 1912, con l'aggiunta del successivo Chorinho. Gli Studi sono del 1924-1928/9. dralig
  15. Credo che, nella Sonata Classica, l'unico omaggio reso da Ponce a Sor è il sottotitolo: per il resto, il classicismo della sua sonata ricorda parecchi autori della fine del Settecento e del primo Ottocento, ma non certamente Sor. Perchè? Perché Ponce, pur obbedendo alla consegna segoviana di comporre un omaggio a Sor, scelse il modello della sonata classica viennese? Evidentemente, perché la forma adoperata da Sor non gli sembrava soddisfacente. Ben diversa è la Sonata Romantica, nella quale egli accetta in pieno il modello schubertiano - inclusa la modulazione per giustapposizione - e, nel medesimo, dimostra di sapersi muovere benissimo. dralig
  16. permettemi un OT.. ecco il dilemma della nostra epoca...non solo per Segovia temo che non possa entrare il dramma... ma molti credono di risolverlo...amplificando? se prima non esiste nel tessuto..interiore? e cioè..la musica (il repertorio) scusate..potete anche cancellare (dopo aver letto ovviamente) con simpatia m La situazione drammatica si può creare in qualunque dimensione, purché si verifichi un contrasto tra gli elementi che vi agiscono. Villa-Lobos rese si più "grande" il suono della chitarra, ma non fu per questo che fu capace di creare situazioni drammatiche nella - comunque piccola - dimensione chitarristica. Amplificare ciò che non è drammatico (utile o meno che sia, non è questo che intendo discutere) non crea alcun dramma. dralig
  17. M° una domanda: chi allora, secondo Lei, nel XX secolo, o, volendo restringere l'orizzonte di veduta, nella prima metà del secolo ha fornito nuovi modelli di scrittura trattando in maniera nuova lo strumento in fase di composizione? Il mio pensiero va, non so se erroneamente o meno, a Falla; indubbiamente lo spagnolo, con l'Homenaje del '20 ha non solo inaugurato il cosiddetto "tenebrismo" chitarristico, ma ha anche trattato in maniera decisamente nuova la chitarra, non certamente come un semplice strumento da salotto e da intrattenimento, ma quale mezzo per indagare il mistero, per rischiarare -invano- le tenebre: è Falla fautore di un nuovo modo di scrivere musica per la chitarra? Attento, la novità di Falla si manifesta in senso estetico, non nella scrittura. Egli scrive perfettamente l'Homenaje, a partire dalla sua consultazione del metodo di Aguado e dalle sue rapite audizioni di chitarra flamenca, ma non introduce modelli nuovi: ne adopera alcuni già esistenti e, con quelli, dà il suo colpo d'ala. Guardi che a Falla, della chitarra "classica", non importava niente: lo attraeva il mistero della chitarra nel cante jondo, e da lì si mosse per comporre l'Homenaje, pensando a Debussy, e non a Segovia o a Llobet. Nella prima metà del Novecento, la novità forte e autentica, nel campo della scrittura, viene da Villa-Lobos, il Villa-Lobos delle "Douze Etudes": lì ci sono le formule innovative, l'espansione inaudita delle formule precedenti e, esteticamente, si introduce nella musica per chitarra - fino allora, tolto Falla, essenzialmente lirica - il dramma, cioè il conflitto che scaturisce da entità opposte: non per nulla Segovia si troverà spiazzato dalle "Etudes" villalobiane, perché nella sua concezione della chitarra come strumento lirico non può entrare il dramma. dralig
  18. Credo che, nella Sonata Classica, l'unico omaggio reso da Ponce a Sor è il sottotitolo: per il resto, il classicismo della sua sonata ricorda parecchi autori della fine del Settecento e del primo Ottocento, ma non certamente Sor. dralig
  19. Certamente, la cantoria di Montserrat diede al fanciullo Sor l'imprinting che rimarrà in lui per il resto dei suoi giorni. Anche quando, uscito dal convento e gettatosi nel mondo, Sor diventerà un currutaco irascibile, un ufficiale distinto, un cavaliere prono al fascino delle nabokoviane ninfette (oggi, verrebbe accusato di pedofilia), la polifonia continuerà a dominare la sua mente musicale filtrando tutti i suoi acquisti successivi: l'opera italiana, il balletto, la seguidilla...Insomma, un personaggio stendhaliano: il rosso della divisa militar-mondana e il nero della mai dismessa tonaca da chierichetto. E questo dualismo è, in lui, conflittuale. Aguado, tutt'altro personaggio: affabile e gentile, generoso, signore munifico dei contadini della sua grande tenuta vicino a Madrid, declina il suo notevole talento compositivo verso finalità didattiche, in un gesto di altruismo del quale Sor non sarebbe mai stato capace. E', nella mitezza d'animo e nella gentilezza del tratto, fratello maggiore di Regondi. Sor, se un'esecuzione non gli veniva bene, era capace di mandare una chitarra nuova in frantumi... dralig
  20. Falla non ha adoperato modelli di scrittura nuovi, ma ha riconosciuto nel suono della chitarra un potere arcano che, prima di lui, non era stato individuato da nessun altro compositore. Con l'Homenaje, la chitarra è diventata uno strumento capace di profondità: questo è stato l'unico aspetto della poetica chitarristica che ha fatto storia nel Novecento, perché, dopo Falla, è stato raccolto da altri compositori che si sono accostati, come diceva Petrassi, al mistero del timbro chitarristico. Tutto il resto è ricreazione, divertimento (più o meno di classe), lirismo minore o, come diceva Ohana, un grande pastiche neoclassico. Credo che, nel 2100, sarà più facile per i posteri riconoscere nel repertorio chitarristico i valori non caduchi: dall'Homenaje in poi, la divaricazione tra la chitarra "magica" e la chitarra "alla moda" diviene enorme, e inconfondili i rispettivi tratti. Spesso, si dimentica il fatto che, nell'Ottocento, è stata stampata una montagna immane di musica per chitarra, e che quella sopravvissuta non assomma a meno di un centesimo di quella pubblicata (se avessimo nozione anche di quella scritta e non stampata, la percentuale di musica salvata diminuirebbe di molto). Io penso che, nel Novecento, questa percentuale si assottigli ulterioriormente, e che aumenti invece la differenza di qualità. dralig
  21. Digli di sforzarsi, qualche volta, di pensare. Sulle prime, si troverà a disagio, ma con il tempo capirà che è normale. dralig
  22. Questo è troppo. Nota di biasimo ufficiale. Io vorrei non capire, ma purtroppo non ci riesco. E ho capito che Lei - pur provveduto di buona formazione universitaria - ama concedersi ad amplessi (lessicali, s'intende) con le portinaie. Che lo sappia o no, sta peccando contro il sesto comandamento. dralig
  23. Questo è troppo. Nota di biasimo ufficiale. Questo è un punto importante, e Lei ha il merito di averlo isolato (sia pure dichiarando guerra al congiuntivo). come si pone il chitarrista nello spazio che lo circonda? Incominciamo con il prendere atto che trattasi di spazio perturbato: grande o piccola che sia, la sala in cui il chitarrista suona non è insidiata soltanto dai rumori presenti ma, anche in loro assenza, dalla sedimentazione cronica di un disturbo acustico e psichico che ogni ascoltatore porta con sé. Se il rumore non c'è, ognuno lo personifica con il suo magazzino incorporato di disturbi da rumore, ognuno introduce nella sala la propria, ormai congenita, sordità, collegata al vizio di essere servito dal suono immediato, pronto, esaustivo, ancillare, il suono che non richiede all'ascoltatore alcuna attività, che lo adagia nella propria passività come in un diritto. Ecco, il chitarrista che ha idea della propria posizione di interprete in quello spazio, lancia la sfida: non s'ingegna di rendere il proprio suono più forte di quanto lo richieda la poetica del suo strumento, né si arrabatta a escogitare modi invitanti di porgere la musica; suona nel regime di suono proprio dell'arte specifica che professa, e il suo, rivolto al pubblico, è un invito a lavorare, a impegnarsi, a svegliarsi dal torpore, a reimpossessarsi della propria umanità. Ogni concerto di chitarra dovrebbe essere una denuncia dello spossessamento subito da ciascun ascoltatore per vie acustiche. Non capiscono? E allora, che crepino e, alla fine del concerto, se non hanno capito nulla, almeno sospettino che c'era qualcosa da capire. dralig
  24. Meno male che si trattava dell'"apporto italiano": il testo di quella conferenza è un esempio di totale cecità storica - a parte l'ispanizzazione dei nomi. Viene in mente Domingo Prat e la sua confessione: parlando di Tarrega e dei suoi allievi, dichiara senza mezzi termini: "Eravamo ignoranti". dralig
  25. Nella biblioteca del conservatorio di Napoli, città dove Giuliani morì nel 1829, e poi nell'archivio Ricordi. Da lì si dovrebbe incominciare. Dove si finirebbe, è impossibile prevedere. dralig
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