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Angelo Gilardino

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  1. Evidentemente, anche al collezionista svedese capitò di dare qualche pezzo in prestito. Personalmente, ho acquistato la vecchia edizione Ricordi della Tarantella di MCT una dozzina di volte, e a quella nuova ho messo il lucchetto... dralig
  2. e quale sarebbe? io sto ancora aspettando un chitarrista che si prenda la briga di inciderle tutte dandone una lettura convincente. E' molto difficile tenersi al corrente di tutte le registrazioni discografiche dei chitarristi. Ogni giorno vengono prodotti nuovi CD che, non potendosi avvalere della distribuzione delle etichette multinazionali, non di meno esistono e sono anche, non di rado, pregevoli. Internet rende molto più facili le ricerche, e queste, se condotte con pazienza, rivelano delle sorprese. dralig
  3. Da chi è pubblicato? Da Chanterelle, nella serie delle opere complete di Coste. In effetti, è un buon pezzo, elegante e ben costruito. dralig
  4. Io non ho notizie di una programmazione insistente delle Fantasie di Sor. Al contrario, credo che alcune di esse siano del tutto ignorate. dralig
  5. La chitarrista austriaca Brigitte Zaczek, nipote di Luise Walker, ha inciso due CD dedicati a Mertz e a Coste. Sono pubblicati da Extraplatte www.extraplatte.at e nel cd dedicato interamente alle opere di Coste, la chitarrista viennese ha adoperato una delle chitarre appartenute al maestro francese. Ottime esecuzioni di Coste si trovano anche nel catalogo Naxos. dralig
  6. scrittura impeccabile quanta altra musica non scritta lascia intra-sentire volevo chiederle...come mai secondo lei differenziò lo staccato tra quelle crocette e il punto? o le crocette indicano più un..."trattenere"...? Al di là dell'indicazione scritta nel testo - di per sé chiara -, credo che Falla non volesse impartire speciali istruzioni sul modo di suonare quelle note, ma piuttosto riflettere con la maggior aderenza possibile nella notazione quello che avviene "di per sé" nell'esecuzione chitarristica, che non è mai realmente legata, se non quando due o più note vengono date su corde diverse lasciate in vibrazione. Chi suona una normalissima successione di note singole sulla stessa corda, che lo sappia e che lo voglia o no, fa comunque un lieve e non intenzionale staccato. Falla ha voluto darne conto nella notazione. Era perfezionista fino alla paranoia. dralig
  7. Non è importante che dicesse una cosa giusta o sbagliata, è importante che credesse in quello che diceva. dralig
  8. Il manoscritto autografo dell'"Homenaje", datato 20 agosto 1920, è conservato all'Archivio Falla di Granada. La musica non richiede alcuna modifica ed è perfettamente eseguibile come Falla la scrisse. Se qualcuno, per motivi di studio, ha interesse a esaminarlo, non ha che da chiedermelo con un messaggio privato indicandomi un indirizzo di posta elettronica. Falla accettò alcune "ornamentazioni" apportate da Llobet per l'edizione, e quindi è del tutto credibile che avesse accettato anche modifiche suggerite da Segovia, ma non nel processo compositivo, che sviluppò in modo autonomo. Se si consultò con qualche chitarrista, questi potè essere soltanto Angel Barrios: era l'unico che Falla aveva a mano, tra Madrid e Granada, e fu proprio nell'anno dell'Homenaje che Falla traslocò dalla capitale castigliana alla città andalusa, aiutato e assistito, in ciò, da Barrios. Quindi, se avesse avuto dei dubbi, il chitarrista-compositore granadino era lì pronto a scioglierli. Per imparare a scrivere per chitarra, Falla si servì comunque del Metodo di Aguado e consultò anche un metodo di chitarra flamenca. I rapporti fra Falla e Segovia non furono sempre idilliaci. La Fondazione Segovia conserva una lettera di Falla scritta a Segovia nel 1925: una bella lavata di capo. Tra i due erano sorti degli equivoci causati da una malalingua, che aveva riferito a Falla cose orrende che sarebbero state dette da Segovia riguardo il pupillo del maestro, il giovane compositore Ernesto Halffter. Ma Segovia non aveva mai detto quelle nefandezze. Credeva anche di sapere il nome del colpevole, e lo scrisse chiaro e tondo in una delle lettere indirizzate a Ponce. Comunque, dopo qualche anno riuscì a spiegarsi con Falla e a sanare il dissidio. dralig
  9. Cioè, tutta roba atta a distogliere l'attenzione dall'essenza. Ma caro Alfredo, quella che tu chiama "tutta roba" - l'architettura nella fattispecie, ma allo stesso modo la poesia, il teatro, la pittura, la musica - è lei stessa l'essenza. L'essenza di un mondo sopravvive al potere che lo ha creato e dominato: le parrucche di Luigi XIV sono ricordate solo perché qualcuno le ha dipinte, e l'essenza di Versailles è nella "Marche pour la céremonie turque" di Jean Baptiste Lully, il compositore e direttore della prima orchestra della storia della musica europea, la Musique du Roi: del monarca che la volle e la sostenne non rimane nulla. Dei buffoni che si agitano sotto i riflettori, oggi, rimarrà ancora meno, perché, a differenza del Re Sole, i potenti di oggi non sono abbastanza intelligenti da pagare un'orchestra che li celebri e li diletti. dralig
  10. perchè trattano la "melodia-polifonia" come un'armonia verticale..e quindi ne perdono il "controllo"..in situazioni "melodiche" sovrapposte.... mr Mi pare che tu lasci trapelare la convinzione che, in fondo, sono "quelli che suonano gli accordi". Di contrappunto, ne masticano pochino. Ed ecco un altro dei filtri con i quali si seleziona il repertorio. dralig
  11. ...non puramente ornamentale: l'architettura barocca segue lo spirito della controriforma, che è quello del riscatto, della revanche, della pompa, dimostrativo del potere, della regalità, dell'intatto persistere della supremazia, nonostante lo scossone luterano. L'abbellimento belliniano-chopiniano è invece canto, nel canto deve integrarsi con perfetta naturalezza, al punto da non potersi percepire come ornamento. Domanda: prendiamo, per esempio, l'innocua mazurka tarreghiana intitolata "Marieta" (perché no?, probabilmente si trattava di Maria Josefa, consorte del Vate). Contiene ornamenti melodici sia quando la linea procede insieme a un'altra linea, sia quando è da sola (nel basso). Chiedo invano da decenni, a tutti i chitarristi che la eseguono: come mai gli abbellimenti sulla monodia vengono eseguiti (secondo l'estetica romantica) in levare - togliendo valore alla nota precedente - e quelli sulla melodia accompagnata vengono eseguiti in battere, cioè con la prima nota dell'ornamento insieme al basso? dralig ps: chi volesse, può consultare il manuale EDT dedicato alla chitarra nel capitolo "la notazione".
  12. Semplifichi il passaggio, eliminando l'ultimo "mi" delle ultime due quartine dell'accompagnamento e trasformando il "la" precedente da semicroma in croma. Armonicamente non cambia nulla, ritmicamente nemmeno, è solo una ridondanza scritturale per la quale non vale la pena di spendere tempo, anche perché, se il passo non riesce dopo dieci minuti di tentativi, non riuscirà mai. dralig
  13. From: "Joseph Chatillon" MUSICAL GREATNESS > Musical commentators often use the word ¨great¨ > to qualify some composers.And I would want to start a > reflexion about this use. I commentatori musicali spesso usano la parola "grande" per qualificare alcuni compositori. Vorrei avviare una riflessione su quest'uso. Q: If there are Great composers, are there also Small composers ? Se ci sono grandi compositori, ci sono anche piccoli compositori? A: Yes. Most of them, 98%. Si, la maggioranza, il 98%. Q: What could be the definition of a Great One? Quale potrebbe essere la definizione di grande compositore= A: Someone who has a high percentage of really memorable music in his output, and a low percentage of kitsch. Qualcuno che ha un'alta percentuale di musica realmente memorabile nella sua opera, e una bassa percentuale di kitsch. Q: Someone who composes great many works? Qualcuno che compone molte opere? A: That is preferable, but is not essential. E' preferibile, ma non essenziale. Q: Someone who composes long works? Qualcuno che compone opere lunghe? A: Preferable, but not essential. E' preferibile, ma non essenziale. Q: Someone who compose loud works? Qualcuno che compone opere a forte volume? A: Decibel levels in classical music are relatively low. I livelli di decibel nella musica classica sono relativamente bassi. Q: Someone who composes music for orchestra? Qualcuno che compone musica per orchestra? A: Preferable, but not essential. E' preferibile, ma non essenziale. Q: Someone who arrives at a real mastery of his art? Qualcuno che arriva a una reale maestria nella sua arte? A: Absolutely Essential. Assolutamente essenziale. Q: How can we measure mastery? Come possiamo misurare la maestria? A: By the level of envy it elicits in other composers. Dal livello di invidia che suscita in altri compositori. Q: Does the world value quantity or quality? or both together? Il mondo valuta la quantità o la qualità? O tutte e due insieme? A: Initially the first (maybe), but later the second, when the dust settles. Inizialmente forse la prima, ma più tardi la seconda, quando il polverone si dissipa. ------------- dralig
  14. Due affermazioni un po' in antitesi. La realizzazione di sé è obiettivo limitato per essere il principale di un'esistenza. Ma si entra in un campo filosofico che porta un po' lontano da Teresa De Rogatis, anche se il brano oggetto del topic si intitola "Meditazione" Butterfly Non intendo smentirLa, e non è per questo che scrivo, ma guardi che la de Rogatis era una pensatrice che infarciva le sue lettere di considerazioni filosofiche, e scrisse pure dei romanzi. dralig
  15. Scusi Giulio, forse non capisco: dieci giorni fa, Mozilla invitava a sottoscrivere l'appello per il record, assicurando che avrebbe informato i sottoscrittori dell'avvenuto rilascio. Ma non lo ha fatto - e siamo alle ore 13 del download day -, mentre i soliti furbi stanno scaricando la nuova versione non ancora ufficialmente rilasciata. Mica male! dralig
  16. Si, certo, ma si dovrebbe saper notare soprattutto la sua capacità di costruire un discorso compiuto, la sua padronanza della forma, esattamente come le si nota nella prosa e nella poesia dei bravi scrittori. Invece, la platea chitarristica è capace solo di valutare l'effetto, anzi gli effetti spiccioli, non importa se sono collocati in un discorso musicale organico, ben costruito, o se si susseguono come gesti sonori fini a se stessi, gratuiti, privi di senso. Questa superficialità nella percezione del messaggio musicale, priva di capacità di giudizio critico, causa una serie di equivoci - alcuni persino comici - che fanno mettere sullo stesso piano le opere del compositore che sa qual che fa e quelle del chitarrista che si improvvisa compositore, o addirittura preferire queste a quelle. La de Rogatis non era un genio, ma sapeva scrivere musica ben fatta, oltre che idiomaticamente propria. Purtroppo, fino a che i lettori-chitarristi scambiano gli stracci per seta, sarà ben difficile che la sua musica trovi spazio nei programmi. Lo stesso discorso, d'altra parte, vale per una lunga fila di autori, ugualmente meritevoli e altrettanto negletti. Non c'è nulla di nuovo sotto il sole, beninteso: è sempre accaduto così, in ogni epoca, e non serve dolersene o indignarsi. Prima che la differenza tra la musica di Chopin e quella di Thalberg risultasse chiara, trascorsero decenni, e a non rendersene conto erano fior di pianisti, non chitarristi. dralig
  17. Oltre il mio scritto introduttivo al volume che Lei cita, non esiste al momento alcun studio su Teresa de Rogatis. Mario Feninger, pianista di scuola napoletana che vive in California, è il figlio della de Rogatis (uno dei due), non suo marito. Questi, Paolo Feninger, era un uomo d'affari svizzero, che la Teresa conobbe al Cairo dove si era recata per dare un concerto (allora risiedeva a Napoli). Si sposarono quasi subito, e questo segnò la fine della carriera della pianista-chitarrista che - unica nella storia - si esibiva suonando mezzo programma con la chitarra e mezzo programma con il piano. Al Cairo divenne (ovviamente!) una stimatissima insegnante, e vi rimase, nonostante la vedovanza, fino a che il generale Nasser non conquistò il potere con un colpo di stato. Perdette allora la sua proprietà (una casa), e dovette rientrare, già anziana (70 anni) in Italia, dove fu accolta dal gelo e dal silenzio: erano gli anni in cui si andavano distribuendo le cattedre di chitarra nei conservatori italiani, e da alcuni si temeva la sua candidatura (un diploma di pianoforte e un diploma in composizione avrebbero pesato molto). Fui l'unico chitarrista italiano - lo dichiaro senza enfasi - che, in quegli anni, si sporse pubblicamente in una recensione del suo metodo, pubblicato dall'editore Curci. Si stabilì a Napoli (san Filippo a Chiaia) e visse di lezioni private e della sovvenzione che suo figlio Claude (manager di una grande catena di alberghi) le inviava puntualmente. Era una musicista completa, con una visione e una preparazione di gran lunga superiori a quelle dei chitarristi della sua epoca, e anche dei più giovani. Era inoltre una tipica incarnazione dell'aristocrazia napoletana, una vera dama che, anche nelle ristrettezze della sua vecchiaia, non perdette mai la sua dignità e il suo tratto signorile. Per "scuola carulliana" s'intende quella descritta nei metodi del maestro napoletano. La de Rogatis suonava con una Guadagnini e usava appoggiare il mignolo alla tavola. Il suono che ricavava era caldo e potente. Clara Campese ha una registrazione di alcune esecuzioni della de Rogatis fatta da Mario Feninger in salotto, mentre conversavano in francese, ed è sbalorditiva. Il CD con il quale Clara Campese ha fatto rivivere la sua musica è molto bello. ag
  18. La composizione può benissimo esistere come operazione ermeneutica, e in questo senso anche la trascrizione può essere considerata interpretazione. L'operazione di Sanguineti su Faust non è fondamentalmente diversa da quella di Britten che "riscrive" il song di Dowland e lo fa rimbalzare in diverse immagini sonore (usando in modo particolare la tecnica della variazione). Picasso l'ha fatto con Velazquez (Las meninas) e così pure Francis Bacon (sempre su Velazquez, il ritratto di Papa Innocenzo X). L'operazione può essere "seria", come in Britten, oppure un divertissement: "riscrivendo" il Gran Solo di Sor, ho immaginato che fosse - secondo la tesi di George Warren - non un pezzo per chitarra sola, ma la parte di chitarra della perduta "Concertante" per violino, viola, violoncello e chitarra, e mi sono divertito a "trascrivere" dal testo per chitarra sola quello che, secondo me, poteva racchiudere in potenza, cioè le parti degli archi. Quindi, in questo caso, non sono state "trascritte" note da note, ma note da spazi virtualmente pieni di musica non scritta. Forgiare le derivazioni secondarie dai temi esistenti - che sembrano delle frecce puntate verso qualcosa che non si vede - è come scrutare un orizzonte dove gli altri non vedono nulla, e scorgervi invece delle presenze. Courbet, di fronte al paesaggio, dipingeva alla perfezione gli oggetti sullo sfondo lontano, poi mandava il suo servitore ad appurare che cosa diavolo fossero... dralig
  19. La chitarrista in questione non disse mai una parola al riguardo. Fui io a trovare il manoscritto autografo con la dedica a lei; quello con la dedica a un altro chitarrista - che fu la fonte della pubblicazione - fu redatto da un'altra mano, quella del nuovo dedicatario. Che "La Serra" fosse una composizione originariamente dedicata a lei, e non al "valoroso araldo della chitarra", Eli Tagore lo apprese dalle mie parole la sera della prima esecuzione, e fu solo in quella circostanza che si rese conto di aver subito un torto, ma non protestò contro nessuno. dralig
  20. Come ha reagito? Come una persona mite e gentile, che vede riparato un torto subito anni prima. Senza di lei, quella musica non sarebbe esistita, e questo qualcuno doveva dirlo. Tra l'altro, non mi limitai a dirlo in occasione della "prima". Più avanti nel tempo, scrissi anche un articolo per "Seicorde". Se vuoi, te ne posso mandare il testo privatamente. dralig
  21. La raccolta di sette Preludi intitolata "La serra" fu composta da Barbieri per chitarra normale. Nell'edizione, figurano alcune alternative tra chitarra esacorde e chitarra eptacorde perché il chitarrista genovese che curò l'edizione, Federico Orsolino, era eptacordista, ma non ci fu una precisa opzione del compositore per quest'accordatura. Barbieri scrisse la sua musica per chitarra (oltre a "La serra", ben tre concerti con orchestra) in età matura, ispirato dalla sua passione per una giovane chitarrista genovese, sua allieva di armonia. Non corrisposto - la chitarrista in questione si sposò all'estero -, al momento della pubblicazione cambiò la dedica, e il nome di Orsolino prese, nel frontespizio, il posto di quello di Elisabetta Tagore. Quando diedi a Savona la prima esecuzione pubblica della raccolta (anno 1976), raccontai brevemente in pubblico la storia. L'interessata era in sala. dralig
  22. Chiedo scusa per averLa trasformata in lettrice. Mi fa piacere che Lei abbia colto il senso del mio intervento e Le auguro di raggiungere i Suoi obiettivi. Non si dolga del fatto di dover coltivare la Sua passione musicale senza grandi progetti concertistici: l'esperienza mi induce a pensare che la condizione ideale per fare musica sia la Sua. dralig
  23. Se non vuole polemiche, non le susciti. Qui si sta discorrendo pacificamente di un tema proposto da una lettrice, senza allusioni all'età - anagrafica o mentale - dei partecipanti. Le si potrebbe rispondere che, oltre a liberarci dal vecchiume, sarebbe auspicabile liberarci anche dal giovanilismo tracotante e spaccone, ma così facendo il contenuto della discussione si impoverirebbe senza alcuna utilità per nessuno. Scusi, perché dice "ci libereremo"? Rappresenta qualcun altro, oltre a se stesso? E se è libero, perché non domanda ai vecchi schiavi: "Quando vi libererete?" Infatti, nessuno ha parlato di problemi che affliggono "le nuove generazioni" (la discussione è tecnica, non biblica), ma di uno specifico problema che - in quanto posto da una lettrice reale, non dal personaggio di un romanzo - ha poco da giovarsi nel venire trattato a suon di proclami delle nuove generazioni che tale problema non hanno, o dicono di non avere. Quando Lei non sapeva camminare, aveva - si suppone - dieci mesi, e il Suo non era un problema, era una situazione normale, alla Sua età di allora. Se non avesse saputo camminare in modo soddisfacente a tre anni, e i suoi genitori si fossero rivolti a dei medici per avere aiuto, sarebbe stato intelligente - da parte dei dottori - rispondere loro che ormai quella era una questione vecchia, priva di importanza per "le nuove generazioni"? Di questo egualitarismo nella tecnica, non vi è attualmente traccia nelle prestazioni dei chitarristi. Alcuni di loro - una buona percentuale - hanno ottima tecnica, altri - una percentuale notevolissima - hanno chiari limiti tecnici, lo si evince facilmente dai dischi che essi hanno inciso e pubblicato, nonché dai loro concerti. Nei più importanti concorsi di chitarra, ai giudici viene richiesto di formulare specifiche valutazioni sulla tecnica. Immagino che quella delle scale a 240 sia una boutade, perché la maggioranza dei chitarristi di oggi non sa farle nemmeno a 180, e non mi riferisco agli studenti, ma a coloro che danno concerti e incidono dischi. Siamo fatti tutti allo stesso modo, ma non con le stesse misure e con le stesse capacità, e comunque la discussione verte sul fatto che una lettrice non era soddisfatta della velocità dei suoi arpeggi, e, nella biblica assemblea dei "più o meno", sul fatto che a lei non piaceva il suo "meno" e cercava consigli: che le sono stati dati, insieme all'esortazione di distinguere tra ciò che era migliorabile e ciò che non lo era. Si può migliorare l'italiano di chi scrive "qualcuno a detto", ma non trasformarlo in uno scrittore: quindi, non siamo tutti uguali e, se alcuni problemi di ortografia e di grammatica sono risolvibili, sarà bene chiarire che l'imparare a mettere le "h" alle voci dell'indicativo presente del verbo avere non ci renderà uguali a chi vince i premi letterari. Per l'appunto. La lettrice voleva migliorare il suo arpeggio, non diventare un genio. E dell'arpeggio si è parlato. Risulta che la lettrice si sia rivolta impersonalmente ai docenti che partecipano a questo forum, quindi che stava volonterosamente cercando. Se abbia trovato o meno quel che cercava nelle risposte che ha ottenuto - inclusa la Sua -, sarà bene che sia lei stessa a giudicarlo. Chi si nasconde, non scrive pubblicamente le sue opinioni. E invece di esortare alla diffidenza, io esorto ad andare a verificare che cosa ci sia "dietro" le affermazioni che ciascuno fa pubblicamente, anche sulla propria tecnica. Infelicissima metafora. Infelice sia nei confronti della persona che ha posto un problema di tecnica chitarristica, sia nei confronti di una intera categoria di esseri umani. Lei non ha letto - o non ha capito - quello che è stato scritto: non si è minimamente fatto riferimento a delle menomazioni, ma a dei problemi di efficienza nell'ambito della normalità, alla possibilità di migliorare tale efficienza - e a tal proposito sono stati offerti degli specifici consigli, anche da parte di esponenti delle "nuove generazioni", non solo del "vecchiume" - e all'evidenza del fatto che ciascuno ha, umanamente, dei limiti: anche coloro che fanno le scale a 240, e che magari amerebbero farle a 300. Qui, si stava conversando, poi è arrivato "qualcuno" a distribuire apprezzamenti sull'età e sulle sedie a rotelle. Se questo è lo stile delle "nuove generazioni", a molti sembrerà opportuno mantenere in uso lo stile del "vecchiume". dralig
  24. Attenzione, io non ho detto - e se l'ho lasciato intendere me ne dolgo - che esista per forza "un problema" neurologico. Ci sono cervelli da virtuosi e cervelli non da virtuosi, e questo non è un problema, si tratta di differenti modi di essere. Un violinista che suonava splendidamente la Sonata a Kreutzer non si azzardò mai a eseguire un Capriccio di Paganini, ciò non di meno fu un grande violinista... La psiche è un'entità i cui poteri sono immensi. In senso inibitorio, come ci hanno dimostrato gli psicoanalisti, da Freud fino ai contemporanei, può fare danni terribili. Le disposizioni di un chitarrista si manifestano fin dai primi mesi di studio. C'è una fase di formazione di base, durante la quale si imparano i fondamenti della tecnica: se guidata bene, non dura più di un paio d'anni, alla fine dei quali si può già valutare il profilo del futuro chitarrista. Se un passo che richiede una determinata tecnica non viene risolto in mezz'ora, è inutile insistere con gli stessi mezzi: si può solo peggiorare la situazione. Bisogna esaminare il problema e capire come risolverlo. Questo non è facile, e sia nella diagnosi che nella terapia il maestro è determinante. La scuola permette a ciascuno di adoperare al meglio e di sviluppare al massimo i proprii mezzi, ma non può trasformare una persona in un'altra. dralig
  25. Carissimo Piero, qual è la differenza - dal punto di vista strettamente fisico - tra la performance di un atleta e quella di uno strumentista? La domanda, rivolta a te, è del tutto retorica, ma non sarà male, credo, chiarire il concetto per chi ci legge. Perché un velocista che corre i 100 metri in meno di dieci secondi non prosegue, dopo il traguardo, alla stessa velocità, per altri 9900 metri, polverizzando così il record dei 10mila metri? Lo sappiamo tutti: non può farlo a causa dell'accumulo di acido lattico nei suoi muscoli, con conseguenze respiratorie, cardiache, etc. Se un miracolo lo liberasse dall'acido lattico, nessuno lo fermerebbe, e lui sarebbe ben felice di andare avanti per altri 1000 secondi a quell'andatura. Un chitarrista che fa 7 note consecutive in mezzo secondo accumula acido lattico? Le sue pulsazioni cardiache accelerano? Il suo respiro si fa affannoso? No. Ma allora perché non prosegue alla stessa velocità per dieci minuti? Se il suo apparato osteo-muscolare (che tu giustamente chiami in causa) gli permette di suonare sette note in mezzo secondo - essendo chiaro a tutti che ciò richiede uno sforzo fisico insignificante -, nulla gli impedirebbe di continuare, e smetterebbe solo perché stremato dalla noia, ma non dalla fatica. In altre parole, a impedirgli di continuare non è un fattore fisico. Se lo fa per mezzo secondo, in senso strettamente fisico lo può fare per mezza giornata. Il problema è quindi neurologico. Il cervello del chitarrista in questione non riesce a impartire gli impulsi a qualunque velocità, ma solo fino a un certo limite, oltre il quale i suoi circuiti non funzionano più. Il lavoro che suggeriamo - da diversi punti di vista - non ha influenza su questo quadro. Funziona solo per economizzare e controllare l'esecuzione degli impulsi evitando blocchi e dispersioni: questo si, in senso strettamente fisico, cioè nel movimento. Ma la mente resta quel che è. Ciao. Il tuo vecchio maestro, dralig.
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