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Angelo Gilardino

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  1. Addirittura, direi, Mendelssohn (Notturno da "Sogno di una notte di mezza estate") dralig
  2. Mi riferivo alla "Tarantella scura", primo dei cinque movimenti della Rapsodia Napoletana "Piedigrotta 1924". Ciccolini l'ha registrata in modo eccellente nella serie di 4 cd dedicati alla musica per pianoforte di MCT (Phoenix). Indispensabile per pianisti e chitarristi. Questa "Tarantella" fu oggetto di un prodigio da parte di Walter Gieseking, che la lesse a prima vista, ancora fresca d'inchiosto, in casa di MCT, a un tempo vertiginoso e "senza sgarrare una nota", e poi, agli esterrefatti presenti, tra i quali il compositore, disse seraficamente che l'avrebbe suonata a memoria due giorni dopo (l'intera suite, non solo la Tarantella). Nella musica di MCT ci sono intere frasi che - credo inconsciamente - ricordano altri autori: l'epilogo del concerto per due chitarre e orchestra è quasi una citazione da "Carmen" di Bizet, e Lorenzo Micheli ha trovato un tema puccianiano riportato pressoché integralmente in un pezzo per chitarra (non ricordo ora quale). Anche il tema del secondo tempo del Quintetto è una reminiscenza molto scoperta da Brahms... L'inizio di "Recuerdos de la Alhambra" ricalca l'inizio di un'aria di Bizet da "I pescatori di perle". Potrei citare centinaia di esempi simili... dralig
  3. Solitamente teoria&solfeggio è uno dei primi esami in sessione. O almeno a Milano è così. Io avevo in programma solfeggio e qualche giorno dopo il V. Purtroppo non passai due prove dell'esame di solfeggio e dovetti ripararle a settembre, quando poi feci anche strumento. Sono stati però mesi d'inferno, un'estate molto calda, in ogni senso. Consiglio spassionato: fare i due esami nello stesso anno accademico è fattibilissimo, ma col senno di poi, io li farei in due sessioni distinte: teoria e solfeggio a giugno, strumento a settembre. Meno fatica, meno tensione, più qualità nello studio. Ciao Ma ragazzi, l'esame di teoria e solfeggio è una passeggiata. Scrivere otto battute (per di più ripetute tre volte, quasi che gli esaminandi siano sordi), scandire a voce alta qualche gruppo irregolare o qualche mordente rovesciato a prima vista (ci mancherebbe!), cantare una semplice melodia...Siamo seri, a un ragazzo che farà il musicista costa maggior fatica recarsi nel più vicino conservatorio - che ricorda la prova di alfabetismo alla quale dovevano sottoporsi fino a non molti anni fa i consiglieri comunali neo-eletti - che sostenere le prove. dralig
  4. Sor spende con prodigalità il titolo "Fantasia" per definire composizioni scritte con grande perizia, perfetto senso della forma e completo controllo dell'armonia e splendida idiomaticità, ma purtroppo carenti di...fantasia. Fu il suo unico limite: musicista completo, dotto, rigoroso, chitarrista eccelso, potè far leva su tutto meno che sull'immaginazione. Altrimenti, sarebbe stato davvero un Beethoven della chitarra. dralig
  5. Castelnuovo-Tedesco: Schubert, Grieg, Bizet, Puccini, Albéniz. Ponce: Falla, Ravel. Tansman: i russi, da Ciaikovskij a Stravinskij. Rodrigo: Scarlatti, Soler, Debussy, Falla, Dukas. Scott: Debussy, Delius. Villa-Lobos. Wagner, Debussy, Stravinskij. Antonio José: Ravel. Moreno-Torroba: Granados, Albéniz. Il seguito alla prossimo puntata. dralig
  6. Nel suo genere, una semplice melodia accompagnata, è un pezzo completo. Si può sviluppare un tema, non una melodia. Una melodia è compiuta in se stessa, non postula sviluppi. La si può solo ripetere con qualche variante, oppure ornare, ma non sviluppare. No, non trovo che sia un pezzo geniale, è piacevole e scritto bene. Le sembra facile? E' sicuro di poterlo suonare bene, per esempio senza spezzare il suono nei cambi di posizione a corde coperte, e con salti, nella seconda parte? E cantando la melodia con il giusto rilievo rispetto all'armonia? dralig
  7. The Lipton? Ma è una scelta deplorevole! Sarà per questo che Le è venuta la febbre. Auguri, e cambi subito the, qualunque sia la colpa che deve espiare. dralig
  8. E' già registrata un'elaborazione di AG, intitolata "Canzoni dimenticate" (sette pezzi in cui il vecchio Romance è adoperato come accompagnamento di nuove melodie in stile italiano di fine Ottocente). Lei può registrare la Sua elaborazione ma, con i diritti che ne ricaverebbe, di mio potrebbe comperare solo le susine che, qui in giardino, non raccolgo per pura pigrizia (lasciandole ai merli). dralig
  9. E' la prima volta in cui mi trovo ignaro del senso di un Suo messaggio. Ha sbagliato thread o, per vincere il tedio postprandiale, ha fatto ricorso a quello che, in altri tempi, si chiamava bonariamente un cicchetto? dralig
  10. Essendone stato, ed essendone tuttore in parte, parte danneggiata, non posso che assentire, auspicando tuttavia che l'accezione del termine "marxismo" venga qui ristretta a quel particolare uso che, della dottrina di Marx, fecero i filosofi della musica e i musicisti nel dopoguerra. dralig
  11. Darmstadt non è stata la causa dell'impoverimento della musica nella seconda metà del Novecento, ne è stata lo specchio (e non il solo). Le cause sono state molte, e non tutte facilmente riconoscibili. dralig
  12. Ieri, alla tv di stato, un famoso presentatore ha dato del fesso al compianto Narciso Yepes, per aver rinunciato ai diritti d'autore della sua composizione "Jeux interdits" (Giochi proibiti). E' falso tutto. E' falso che Yepes sia l'autore del pezzo. Quando egli lo utilizzò per la colonna sonora del film "Jeux interdits" del regista francese René Clement (1953), era noto come "Romance anonimo", come tale già pubblicato in Spagna da più di un autore e persino già utilizzato in precedenza da un altro chitarrista (Vicente Gomez) in un altro film ("Sangue e arena"). E' falsa anche la storia della rinuncia, da parte di Yepes, ai diritti d'autore: Yepes depositò il lavoro alla SGAE (la consorella spagnola della Siae) e incassò regolarmente i diritti d'autore: sulla liceità del suo essersi dichiarato autore del pezzo è meglio non spendere commenti. La paternità del pezzo è tuttora incerta, anche se, risalendo la cronologia delle varie edizioni, la fonte più remota, individuata da Matanya Ophee, è finora uno studio del chitarrista spagnolo Antonio Rubira: e siamo ai primissimi anni del Novecento, un quarto di secolo prima che Yepes nascesse. Chi vuole documentarsi sulla storia delle attribuzioni di "Romance anonimo" può leggere al riguardo un diligente articolo pubblicato nel sito dei chitarristi spagnoli: http://guitarra.artelinkado.com/guitarra/romance-anonimo.php Dalla lettura si evince che Narciso Yepes era tutt'altro che fesso, e che anzi, nella circostanza, agì con molta destrezza. Non è il caso di fare la parte di Maramaldo con ulteriori commenti. drlig
  13. Senza forse. Un miracolo. dralig già però per me, ora come ora, è una bella lotta con quello di Ligeti scontro tra titani Non sono d'accordo. Ligeti ha scritto cose migliori. Il Lux Aeterna è il brano per coro a cappella più importante del Novecento. Il concerto per violino non è paragonabile come effetto musicale a quello di Berg. A mio parere, la musica migliore del secolo XX è stata scritta nella prima metà. Credo che, in futuro, la seconda metà del Novecento apparirà come un'epoca di decadenza dei valori musicali. Ciò premesso, devo dire che Ligeti è il maggior compositore della seconda metà del Novecento e quello che io prediligo. Ascolto con ammirazione tutto quello che ha scritto, non conosco un solo lavoro suo che non sia stimabile. dralig
  14. Quando si esegue su una chitarra moderna esacorde il repertorio per chitarra barocca a cinque cori, per di più - come nel caso della musica di Gaspar Sanz - concepita per l'accordatura rientrante, si ricorre inevitabilmente alla trascrizione, e la differenza, sia polifonica che timbrica, rispetto all'esecuzione con strumento originale, è notevolissima. Il rasgueado era comunque pratica normale nella chitarra barocca, e non soltanto nelle musiche degli autori spagnoli. La "raclerie universelle" di cui si lagna il memorialista che racconta la vita alla reggia di Versailles era prodotta dai cortigiani che cercavano invano di imitare Francesco Corbetta, e "grattarola" (raclerie) definisce e qualifica, appunto, i maldestri rasgueados della nobiltà francese che impazziva per la chitarra. dralig
  15. Sergio Givone, Storia del nulla, Laterza, 1995. dralig
  16. Nella prima sezione il motivo iniziale è tetico, poi diventa anacrusico. dralig
  17. Questo è vero in senso teorico, per determinare la struttura metrica basilare, ma nella pratica musicale, sia compositiva che interpretativa, le misure vengono poi modificate sia distribuendo un numero maggiore di accenti all'interno della misura medesima (o spostandoli da un tempo all'altro della misura), che raggruppando due o più misure in un unico "gesto": con un video di un concerto sinfonico puoi constatare tutto ciò osservando la mimica del direttore e il corrispondente fraseggio. HVL non ha fatto altro che "realizzare" - adottando il metro di 6/4 - il raggruppamento di una coppia di misure originariamente scritte in 3/4, al fine di suggerire un'esecuzione che "leghi" il profilo melodico, evitando una eccessiva frammentazione della linea. Vuol dire all'interprete: canta e lega, fraseggia "ampio" e non "stretto", gli accenti li crea la melodia con la disposizione dei suoi intervalli (tra l'altro, nella prima sezione c'è una rilevante modifica della disposizione dei motivi rispetto alla battuta). dralig
  18. Si, è una cosa complessa. Se vuole distaccarsene, proceda pure. Senza ulteriori annunci pubblici, auspicabilmente. dralig
  19. Sulla grandezza del primo, non corrono dubbi. Il secondo fu un eroe della resistenza. Il terzo è un grande di cui Cuneo debba fregiarsi? Me ne sfugge il motivo. Nella provincia cuneese, nacque, visse e morì Matteo Olivero, sicuramente un assai ragguardevole artista. dralig
  20. Così come per diventare concertisti occorrono un'istruzione, un addestramento, un tirocinio - ai quali poi si aggiunge l'esperienza - anche per diventare insegnanti occorre prepararsi specificamente, altrimenti si rischia di caricare sulla fase della prima esperienza il prezzo di una formazione non abbastanza specifica e incompleta. Se un insegnante che suona in modo decente, e nulla più, si proponesse di colpo come concertista, gli si prescriverebbe - giustamente - di completare la sua preparazione, non lo si manderebbe nelle sale a far esperienza. dralig Certo, mi sembra che sia condivisibile quello che dice, tuttavia, di grazia, mi potrebbe spiegare quali conoscenze specifiche posseggono gli insegnanti delle scuole medie in più rispetto ad un concertista, se anch'essi nelle graduatorie salgono di 18 punti ogni anno di insegnamento, potendo presentare 1 punto a concerto, così come può farlo un concertista, e tre punti un concorso vinto? Di grazia, Glielo spiego. Il mio ragionamento è impostato sul paradigma di una realtà ordinaria, cioè su profili professionali valutati correttamente, con senso di equità e di giustizia. Nel ragionare, non assumo come paradigmi le deformazioni che, nel valutare tali profili, e nell'assegnare loro punteggi nelle graduatorie delle scuole pubbliche, si verificano come conseguenza di manovre corporative. Il fatto che io abbia insegnato in conservatorio a partire dall'età di 40 anni, dopo che le mie innovazioni alla tecnica della chitarra allora corrente erano state sperimentate per una decina d'anni, cioè solo dopo essermi accertato della loro efficacia e della loro applicabilità in generale, e non prima (benché il mio curriculum di concertista fosse, già quando avevo 25 anni, tale da permettermi di ottenere ampiamente la famosa "idoneità artistica", necessaria per guadagnarsi una cattedra), testimonia senza ombre il mio grande rispetto per l'insegnamento come attività specifica, e non genericamente accessibile a partire soltanto dal proprio status di concertista. Così come la mia uscita per dimissioni dal conservatorio, nel 2004, testimonia il mio disagio nei confronti di una situazione nella quale era divenuto impossibile continuare a insegnare onorando i presupposti e le finalità proprie di una scuola per futuri concertisti. Quindi, caro Francesco, io non ho parlato accademicamente, ma a partire dalle mie azioni, visibili a chiunque, e ho parlato in base a principi di etica artistica e professionale che stanno al di fuori (oserei dire al disopra) delle "logiche" con le quali vengono regolate le assunzioni dei docenti nei conservatori e nelle scuole pubbliche: "Io son fatta da Dio, sua mercé, tale..." etc. etc. dralig
  21. Il decadentismo ci ha dato pagine di poesia e di prosa sublimi, e non c'entra niente con gli errori di ortografia e di grammatica, che riflettono invece quella che Pier Paolo Pasolini chiamava "degradazione antropologica del popolo italiano". "La Catedral" è un buon pezzo (piaceva anche a Segovia), ed è normale che piaccia fin dal primo ascolto. Altri pezzi, ancora più belli ma più complessi, richiedono, per essere apprezzati, un livello di ascolto più raffinato: si affretti a raggiungerlo, così potrà usufruire dell'immenso privilegio che si guadagna imparando ad ascoltare, oltre che "La Catedral", anche i quartetti di Bartok. Così vedrà che al bello non c'è limite. La ricetta su misura per Lei? Eccola: tutto il tempo che dedica a scrivere al forum di chitarra messaggi con strafalcioni "decadentistici" o "futuristici", lo trascorra invece davanti al Suo apparecchio ad alta fedeltà e scriva solo un messaggio la settimana, breve, in cui riferirà i risultati dei Suoi ascolti: d'accordo? Allora, aspetto. Per cominciare, Debussy: tutto quello che trova in dischi con "scritto sopra" (un po' di decadentismo me lo concedo anch'io) Debussy, Lei lo ascolta tre o quattro volte. Ci risentiamo venerdi prossimo e, da qui ad allora, niente messaggi, intesi? In un messaggio precedente, il Guadalquivir era diventato Guadaquivir ("al" è importante nelle parole in lingua spagnola, perché riporta davanti a un nome l'articolo "al" della lingua araba "Guad Al Quivir"), adesso si è ristretto fino a diventare Guadavir: di questo passo, me lo prosciuga, e spiazza la mia Sonata, che evoca un fiume, non un deserto. Le parole hanno un grande valore, sono belle: impari a rispettarle, non pensi che scriverle in qualche modo, storpiandole, sia indizio di disinvoltura - "tanto si capisce lo stesso" -, è invece indizio di superficialità, di pressapochismo e, in certi casi, di volgarità. Impari a scrivere bene, con pulizia, con precisione: fa parte dello stesso processo che La condurrà a capire meglio le musiche che ora non capisce. Scriva un messaggio al mese, ordinato, non tre al giorno, caotici. Si conceda questo credito. Il "volo dell'arbatro" non è, come sembrerebbe se fosse così intitolato, una variante ammosciata de "il volo del calabrone", è uno studio da concerto che s'intitola "Elogio di un albatro". Per capirlo bene, legga una pagina tratta da "Moby Dick" di Herman Melville, nella quale il protagonista-narratore, il giovane marinaio Ismael, racconta del suo primo incontro con l'albatro, il grande uccello dei mari, e dei sentimenti che questo evento suscita in lui. E' una pagina meravigliosa, di una bellezza dantesca, e lo studio per chitarra intitolato "Elogio di un albatro" è stato scritto come una cortina sonora intorno alle parole di Ismael. Nel suo "Concerto dell'albatro", Giorgio Federico Ghedini, il grande compositore piemontese della prima metà del Novecento, musicò quella pagina (nella traduzione di Cesare Pavese) per voce recitante, trio di violino, violoncello e pianoforte e orchestra. Riascolti il pezzo per chitarra dopo aver letto Melville, poi, se vorrà, ne riparleremo. dralig
  22. Posso assicurare che, nel mio linguaggio musicale, un'espressione corrispondente a quello che è nel linguaggio parlato "su a che" non troverebbe mai posto. Mi scuso per aver colto solo molto tiepidamente l'opportunità che mi è stata offerta. Un forum non è un luogo per conferenze sulla propria musica. Così come si impara a suonare, si impara anche ad ascoltare, e si migliora la propria comprensione di ciò che si ascolta (o si legge). Definitiva non direi. Chi è in grado di capire una costruzione può spiegare come e perché non gli piace, ma non dovrebbe attestarsi sulle sue posizioni presumendo che siano definitive. Un vecchio adagio dice che solo gli imbecilli non cambiano mai idea. Per stare nel piccolo mondo della chitarra, Segovia emise giudizi incineranti sulla musica di Villa-Lobos, ma, nel tempo, ebbe modo di correggerli e scrisse, per la pubblicazione dei Dodici Studi, una prefazione lusinghiera. Era un voltagabbana, una banderuola, un opportunista? No, era un uomo che stava seguitando una sua ricerca e, nelle varie tappe della medesima, ebbe modo di cambiare opinione su parecchi argomenti (naturalmente, questo accadde perché era una persona di somma intelligenza). dralig
  23. Così come per diventare concertisti occorrono un'istruzione, un addestramento, un tirocinio - ai quali poi si aggiunge l'esperienza - anche per diventare insegnanti occorre prepararsi specificamente, altrimenti si rischia di caricare sulla fase della prima esperienza il prezzo di una formazione non abbastanza specifica e incompleta. Se un insegnante che suona in modo decente, e nulla più, si proponesse di colpo come concertista, gli si prescriverebbe - giustamente - di completare la sua preparazione, non lo si manderebbe nelle sale a far esperienza. dralig
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