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CD della collana CGWC
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Tutti i contenuti di Angelo Gilardino
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Pollice sinistro fuori dal manico
Angelo Gilardino ha risposto a Andrea Falesi nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Io penso che la tua musica possieda un forte grado di teatralità , o per dirla meglio, sia fortemente caratterizzata da una presenza di drammaturgia teatrale. Non mi riferisco, ovviamente, al gesto plateale, assolutamente assente, ma al contrario, al fatto che siano percepibili figure, o fantasmi di figure, cha hanno forte presa sull'ascoltatore: quelle evocate nei tuoi Studi, di musicisti, pittori e poeti, sono presenze avvertibili che si palesano all'ascolto e alla lettura. Nei cromatismi credo siano più sfaccettate....come in una sorta di caleidoscopio che le scompone e quindi più "ardue" nel rivelarsi. Credo di capire che cosa intendi. La modalità (o polimodalità ) e l'atonalità sono le uniche due "lingue" musicali atte a esprimere quello che ho in mente, e so esattamente che cosa mi serve in ogni momento della composizione. Sono ben conscio del fatto che, dichiarando l'intenzione di "esprimere" qualcosa, sono già in rotta di collisione con i dogmi post-darmstadtiani, ma non me ne importa niente. Si, io credo che la musica esprima qualcosa. Altrimenti, è inutile ascoltarla, e sciocco scriverla. dralig -
Pollice sinistro fuori dal manico
Angelo Gilardino ha risposto a Andrea Falesi nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Una certa pigrizia nell'ascoltatore medio (fra cui mi pongo anch'io) è sicuramente presente, ma credo che il mancato apprezzamento di alcune opere dipenda in ragionevole misura anche da l'ignoranza delle tecniche e i modi della composizione contemporanea se non addirittura di quella moderna, e non ho scelto il verbo "apprezzare" a caso, chè differisce molto da "piacere" in quanto implica un'interazione di me che devo essere in grado di poter apprezzare una certa opera e avere quindi delle basi abbastanza solide per poterlo fare. Io in questo pecco quasi totalmente per causa, diciamo così, di compositori assai rinomati e "famosi" che ho sempre mal digerito e che mi hanno tenuto lontano da uno studio accurato delle ragioni del comporre attuale. Uno su tutti, Berio. Relativamente alla questione musica tonale/modale versus musica atonale è sicuramente più congeniale al mio gusto la prima che è quella che ha bisogno di meno "dizionari" se non nessuno. Per la chitarra però sono pronto a fare uno sforzo (piacevole indubbiamente) perché ritengo il nostro strumento fra i più adatti per un tipo di composizione non prettamente "classica". Chissà che il cruccio della chitarra di non essere stata mai considerata uno strumento classico "vero" non rappresenti infine la sua salvezza rendendola fertile alle nuove tendenze più dei suoi blasonati colleghi. Nelle composizioni in cui lei ricorre per "bisogno" alla scala armonica trovo che sia molto presente lo strumento come parte integrante il testo musicale, molto di più che non in composizioni più "melodiche" (mi si passi il termine inappropriato) teoricamente universali, cioè non prettamente chitarristiche anche se scritte per la chitarra. Se io definissi le sue composizioni atonali, come "indissolubilmente chitarristiche" le farei in qualche modo un torto? Spero di no, perché è di certo l'ultima delle mie intenzioni. Grazie ancora Andrea Al contrario, io penso che le mie composizioni per e con chitarra siano "indissolubilmente chitarristiche" nella misura in cui io sono riuscito a renderle deliberatamente tali, il che è sempre stato uno dei miei obiettivi primari: non per nulla sono stato un compositore tardivo: i 23 anni di attività strumentistica sono stati l'indispensabile esperienza che mi è servita per forgiare quel lessico chitarristico che è uno dei sigilli del mio lavoro di compositore. Se non avessi consapevolmente esplorato la chitarra come chitarrista, non solo leggendo tutta la musica disponibile, ma anche indagando il suono e la tecnica dello strumento, non avrei mai potuto ri-tracciare nella mia mente il progetto sonoriale-digitale che poi ha formato uno dei pilastri delle mie composizioni. Certo, questo non sarebbe bastato: se non avessi imparato per tempo il mestiere di compositore, indipendentemente dalla chitarra, e fossi pervenuto alla composizione soltanto sulla base della mia esperienza di chitarrista, i miei lavori sarebbero assai probabilmente simili a quelli di molti chitarristi che annotano successioni di gesti, incapaci di costruire brani di musica: e questo è precisamente quello che rivendico di non avere fatto, provando fastidio ogni volta che il mio nome viene elencato accanto a quello di chitarristi-compositori di oggi, famosissimi, ma secondo me compositivamente analfabeti. Io credo e affermo che un brano per chitarra deve suonare sulla chitarra meglio - cioè con maggior proprietà , pienezza e carattere - che su qualunque altro strumento, e considero fallite tutte quelle composizioni per chitarra che, lette da un pianista, danno un risultato più soddisfacente di quello chitarristico. Dirò di più: io considero la maggior parte dei concerti per chitarra e orchestra del Novecento falliti, perché orchestrati come se la chitarra fosse un pianoforte minorato. dralig -
Pollice sinistro fuori dal manico
Angelo Gilardino ha risposto a Andrea Falesi nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Osservo che i miei pezzi più apprezzati sono quelli scritti adoperando le scale diatonico-modali (o polimodali), e che sono invece considerati con minor favore quelli scritti adoperando la scala cromatica, cioè - nel mio caso - quelli atonali. Io sono certo che non esiste, tra le due "categorie" della mia musica, la minima differenza stilistica, e quindi non credo che il diverso grado di apprezzamento dipenda da una valutazione dello stile e della forma dei pezzi - il che condurrebbe alla formazione di giudizi fondati sulla "riuscita" dei diversi lavori -, ma piuttosto dal diverso impegno che è richiesto agli ascoltatori e anche agli interpreti in quanto ascoltatori. Il che, ovviamente, è un motivo tutt'altro che disprezzabile, che io accetto e rispetto. Purtroppo, non sono sempre disposto a usare la scala diatonica, a volte ho proprio bisogno dell'altra, anche se so che mi rende un po' antipatico (musicalmente). dralig -
Pollice sinistro fuori dal manico
Angelo Gilardino ha risposto a Andrea Falesi nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Un compositore dipende necessariamente dai suoi interpreti per comunicare - cioè per far ascoltare e per far comprendere - al pubblico la sua musica. Tale tipo di dipendenza non è patologica: nel mio caso, gli interpreti del calibro degli Estarellas, dei de Santi, dei Biscaldi (per citare alcuni chitarristi della precedente generazione, purtroppo non tutti in atti vità tuttora), o dei Tampalini, dei Mesirca, dei Porqueddu (e tanti, tanti altri) oggi, sono una benedizione, intanto perché sono molto più bravi, come strumentisti, di quanto io fui nei miei momenti migliori (oggi, a paragone con loro, farei ridere), e poi perché sentono, leggono, eseguono la mia musica in modo molto diverso da come io l'ho immaginata, pur rispettandone il testo, e ne rivelano aspetti dei quali io stesso non sono ben conscio. Questo accade a tutti i compositori che hanno la fortuna di trovare interpreti validi: ciascuno di loro getta sulle pagine eseguite una luce diversa, e il primo a giovarsi di queste rivelazioni è proprio il compositore. La musica è un fenomeno complesso, che giunge al suo stato di piena realizzazione con il concorso di tre figure essenziali: il compositore, l'interprete, l'ascoltatore. In mancanza di uno di essi, il cerchio non si chiude, e la musica non si manifesta. Ciascuno dei tre "attori" vive in una sorta di "dipendenza" dagli altri due, ed è una dipendenza necessaria, che giova a tutti e non fa danno a nessuno. Sempre che il compositore sia forte, l'interprete bravo e l'ascoltatore sensibile. dralig -
Pollice sinistro fuori dal manico
Angelo Gilardino ha risposto a Andrea Falesi nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Il fatto che Lei non apprezzi alcune delle mie opere non mi induce - per nessuna ragione - a volerGliene, al contrario Le sono grato per averle lette o ascoltate, e sono io ad apprezzare, invece, la Sua onestà del dichiarare il Suo pensiero. Se pensiamo che il giudizio sull'opera di compositori già santamente defunti, e quindi nati ben prima di me, e di me assai più famosi, è tuttora assai dibattuto, dobbiamo constatare come sia del tutto normale che le produzioni ancora in corso d'opera siano oggetto di valutazioni discordi. Anzi, è proprio questo un segno della vitalità del lavoro di un autore: il fatto che accenda un dibattito. Cordialità . dralig -
studio e analisi Canzone Notturna, Angelo Gilardino
Angelo Gilardino ha risposto a Paolo_ nella discussione Altre discussioni sul repertorio
Verranno ripubblicati separatamente, sostituendo le edizioni attualmente in commercio. dralig -
studio e analisi Canzone Notturna, Angelo Gilardino
Angelo Gilardino ha risposto a Paolo_ nella discussione Altre discussioni sul repertorio
Ho deciso di ripubblicare - con una riscrittura più accurata - tre lavori: "Canzone notturna", "Ocram", "Tenebrae factae sunt". Li sto preparando. Gli altri pezzi giovanili, li lascio come sono: il tentativo di metrificare musica così irregolare è troppo dispendioso e di esito incerto. dralig -
studio e analisi Canzone Notturna, Angelo Gilardino
Angelo Gilardino ha risposto a Paolo_ nella discussione Altre discussioni sul repertorio
Chiedo scusa per la notazione un po' sibillina, che ho poi subito modificato. La nota in questione è un sol, da prendere un terza corda, sulla quinta barretta, dove normalmente si suonerebbe il do che figura nella notazione. Ho già provveduto alla correzione per la prossima ristampa del pezzo, che ho comunque riscritto anche dal punto di vista metrico: da giovane ero attratto dalla scrittura "elegante", oggi preferisco scrivere in modo più chiaro. Per farmi perdonare, posso inviare il file pdf della prossima edizione, se mi verrà fornito un indirizzo email a cui spedirlo. dralig -
Nuoro sotto la neve
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Rigorosamente Off-Topic
Caro Antonio, io ho risposto, non al vaniloquio o alle fantasie oniriche di un ragazzino che non ha ancora stabilito (o che ha perso) i contatti con la realtà , ma al proposito di un giovane dall'intelletto molto vivo e dall'animo tutt'altro che velleitario: evidentemente, nel formare e nell'esprimere il suo progetto di vita, egli ha preso in considerazione tutti gli aspetti connessi alla sua sopravvivenza e alla sua realizzazione di se stesso, e non tocca certo a me insinuargli il sospetto che tali valutazioni siano prive di fondamento: gli devo rispetto, e devo riconoscergli, in linea di principio, che egli sappia molto bene quello che fa. Altrimenti, perché dialogare con lui? La situazione che Lei mi descrive per sé e per il Suo futuro è affatto diversa da quella di Francesco, e diverso, mi pare, è anche l'animus con il quale Lei la affronta. Spero che la Sua domanda, se io la esorterei a rimanere là dove non Le viene offerto altro che il morire, sia retorica: è ovvio che no, così come è evidente che a ciascuno, ogni giorno, viene profferta la possibilità di rovinarsi: ma, mi creda, chi intende farlo, non chiede ad altri di rinforzare la sua scelta autodistruttiva, la attua a basta. Quindi, io credo che Lei sappia benissimo che cosa vuole fare e che cosa deve fare: e Le auguro di riuscirci. dralig -
Nuoro sotto la neve
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Rigorosamente Off-Topic
Saggio proposito. Francesco, giovane studente di chitarra del Conservatorio di Matera, i cui messaggi manifestano un carattere ardente e un'intelligenza non comune, nonché un nerbo etico molto raro nei ragazzi di oggi - non è certo un seguace della "dittatura del relativismo", per dirla con Benedetto XVI - esce con un'affermazione programmatica che a me, compositore e quasi-ex-didatta sessantaseienne (potrei quindi essere suo nonno) sembra di grande rilievo: afferma di non voler seguitare la via dell'emigrazione dalla sua città , che ama, e dichiara di volervi rimanere per operare da dentro il tessuto socio-culturale materano. Vorrei che questa dichiarazione d'intenti non venisse passata sotto silenzio: significa che, alla sua giovane età , ha già optato per una scelta più alta di quella della ricerca del successo personale come virtuoso, e che intende impegnarsi, affrontando le prevedibili difficoltà , per contribuire alla trasformazione della condizione socio-culturale della terra che ama, e alla quale si sente di appartenere. Ho la sensazione che non sia stato capito, e che il valore del suo proposito sia stato sommerso da un polverone di discussioni davvero futili, rispetto al nocciolo della questione: il punto non è se si viva meglio, o si faccia miglior carriera professionale, al nord, al sud o all'estero; se la gente del nord sia migliore o peggiore nei sentimenti e nel tratto di quella del sud, o viceversa; se siano più inquinate le città padane o Napoli. Il punto non è quello che ciascuno di voi ha fatto per il suo bene e per il suo meglio (è chiaro e noto che vi state disimpegnando egregiamente come e dove avete scelto di stabilirvi), ma che Francesco ha dichiarato di voler spendere la sua vita per rendere migliore la sua terra per mezzo della musica che farà . Che gli convenga o meno, che sia più o meno vantaggioso per lui, è cosa che passa in second'ordine rispetto alla bellezza e alla nobiltà del suo proposito, e io lo incoraggio a proseguire, costi quello che costi, senza soffermarsi a valutare quello che gli renderà . E glielo dico perché io, 50 anni fa, ho fatto la stessa scelta, ho seguitato la stessa stella, contro i pareri di tutti i saggi e gli esperti della vita, e non mi sono affatto pentito: anche Vercelli era una Matera, rispetto a Parigi o a Londra o a New York... dralig -
Nuoro sotto la neve
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Rigorosamente Off-Topic
Caro Fabio, non mi faccia dire cose che non ho mai né detto né pensato. Partendo dai propositi manifestati dal nostro giovane collega di Matera - in mancanza dei quali non avrei detto assolutamente nulla - l'ho incoraggiato a mantenere la sua residenza e il suo centro di attività nel luogo dov'è nato e che egli ama. Non gli ho detto di non viaggiare e di non stabilire contatti con il prossimo in tutto il mondo: Le pare che una simile, sciocca esortazione possa venire da chi conosce tutte le capitali europee, le loro sale da concerto e i loro musei, da Lisbona a Varsavia? Gli ho detto che tentare di modificare la realtà della vita musicale del luogo dove abita è progetto nobilissimo e, io credo, attuabile, assai più forte di quello di trasferirsi altrove in cerca di migliori fortune. Questo, e non altro, gli ho detto: non ho aggiunto il consiglio di imparare, come ho fatto io, il francese, l'inglese e lo spagnolo (almeno), perché penso di avere che fare con un giovane intelligente, che non abbisogna di questi suggerimenti, e però, sottintendendo ciò, ho implicato anche la convinzione che le lingue non si imparino per i proprii monologhi. Io abito da sempre in una città di provincia, dalla quale non ho mai voluto trasferirmi, con ottime ragioni. Questo non mi ha impedito di andare al Prado una quarantina di volte a vedermi Rubens, Velazquez e Goya. dralig -
Nuoro sotto la neve
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Rigorosamente Off-Topic
Rimanga dov'è e, soprattutto, rimanga com'è adesso: non cambi, non diventi, non si evolva, non cresca (se non nelle competenze musicali, il cui affinamento non ha mai fine), resti esattamente quello che è ora, e a chi le suggerisce di diventare qualcos'altro, o qualcun altro, spari, senza esitazione e senza sbagliare la mira. dralig -
Nuoro sotto la neve
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Rigorosamente Off-Topic
Si, ho presente, mi ricordo benissimo. Era una domenica mattina, e la piazza era inondata di luce. Ero andato, con il maestro Racioppi di Lagonegro e con un giovane amico, in un baretto prospiciente la piazza a prendere un caffé, e mi ero messo a chiacchierare con dei materani. Ci portarono a vedere degli angoli della città che, da soli, non avremmo mai scovato. Ero venuto anche con il proposito di telefonare al pittore Guerricchio per chiedergli se potevo fargli visita nel suo studio, ma il tempo che avevo se ne andò tutto nella visita alla città . Penso che questo atteggiamento nuovo, che Lei manifesta e che vedo anche in altri giovani del Sud, sia molto importante e di grande portata socio-culturale: finché i talenti - in ogni campo - emigrano, non ci sarà mai un vero cambiamento. Bisogna rimanere lì, operare sul posto, e convincere i poteri forti (istituzioni pubbliche, fondazioni, banche, etc) a investire in cultura, creando strutture e organizzazioni capaci di inventare e di realizzare eventi di alta qualità e di legarli alle incredibili bellezze dei luoghi. Dovete smetterla di venire a Milano, dovete obbligare i milanesi a venire da voi, e non solo per le vacanze. Io a questo ho sempre creduto, e non sono state parole: per un quarto di secolo, ogni estate sono andato a Lagonegro a far fare musica ai ragazzi della zona e a portare sul posto i giovani talenti italiani e stranieri per creare contatti e relazioni che poi si sono rivelati molto fecondi. Conservo la cittadinanza onoraria di Lagonegro come emblema di qualcosa in cui ho sempre avuto fede. dralig -
Nuoro sotto la neve
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Rigorosamente Off-Topic
Splendido, sembra un presepio. Anni fa, ho guardato Matera proprio dalla terrazza antistante il Conservatorio, cioè, credo, più o meno da dove questa foto è stata scattata. Ero venuto lì da Lagonegro, una domenica mattina, solamente per regalarmi quella vista, e fu una gita spesa bene. Con la neve e i lumi accesi, è ancora più bella. dralig -
pubblicazione Cantico di Gubbio, Angelo Gilardino
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Altre discussioni sul repertorio
Ma no, è semplicissimo. dralig -
Concerto chitarra ed orchestra, quale?
Angelo Gilardino ha risposto a akaros nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
L'organico a disposizione è un po' particolare: oltre agli archi, ci sono gli ottoni, ma dei legni mancano l'oboe, il clarinetto, il fagotto e il corno inglese. Un concerto per chitarra, archi, ottoni e due flauti non esiste. Conviene quindi ripiegare su un concerto per chitarra e archi, senza timpani, e lasciar fuori gli ottoni. Il catalogo Pocci include tutti i concerti per chitarra e archi del Novecento. dralig -
pubblicazione Cantico di Gubbio, Angelo Gilardino
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Altre discussioni sul repertorio
Non farlo. Avevo a disposizione un certo numero di copie, e ti ho incluso nella lista dei destinatari. Regalo di Natale. dralig -
Il primo concerto di Segovia
Angelo Gilardino ha risposto a loredana nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Vedo due procedimenti diversi, nel tuo discorso: nel caso dei "Tres temas", trai le tue conclusioni affidandoti alla lettura della cronologia degli eventi, e facendo parlare i documenti; nel caso della "Canzone", dove i documenti parlano altrettanto chiaramente, eviti di concludere e formuli delle ipotesi interpretative. I dettagli contenuti nell'autobiografia, riguardanti gli anni giovanili, provano che Segovia aveva una memoria tenacissima, e di Pahissa traccia un ritratto così caratterizzato che - se vogliamo far valere i diritti dell'interpretazione - risulta incompatibile con l'ipotesi di una dimenticanza del pezzo. Non l'ha citato perché non era conforme allo spirito della narrazione, non perché se n'era scordato. dralig -
Compositori, meglio morti
Angelo Gilardino ha risposto a Angelo Gilardino nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Scusi, Fabio, ma se è stato "trovato", che cosa hanno mangiato gli avvoltoi? I Suoi jeans e i Suoi occhiali? Sia serio, qui abbiamo fior di ingegni, come alcuni dibattiti recenti hanno dimostrato, e mentendo così spudoratamente fa delle brutte figure, specialmente da morto. dralig -
Compositori, meglio morti
Angelo Gilardino ha pubblicato una discussione in Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Svolgendo una ricerca sul chitarrista-compositore argentino Pedro Quijano (nessuna rivelazione in arrivo, si tratta di un modesto folclorista), mi imbatto in questa perla, uscita dalla penna - spesso intinta nell'acido, ma stavolta inconsapevolmente umoristica - di Domingo Prat ("Diccionario de guitarristas", 1934): La popularidad de Pedro Quijano como compositor, tal vez se deba en gran parte, al hecho de creérsele muerto, suposiciòn que ha dura- do mas de veinte afios. Sus colegas profesores, en la Argen tina, lo hicieron conocer de Ios alumnos dandoles a tocar sus obras, cosa que dificilmente harian si lo supieran vivo; [La popolarità di Pedro Quijano come compositore si deve in gran parte al fatto che fu creduto morto, supposizione che è durata più di venti anni. I suoi colleghi professori in Argentina lo fecero conoscere dando le sue opere da suonare ai loro allievi, cosa che difficilmente avrebbero fatto se avessero saputo che era vivo]. dralig -
Conservatori: una testimonianza politica
Angelo Gilardino ha pubblicato una discussione in Leggi e musica
Non leggo giornali di partito e non ho legami di alcun genere con esponenti del mondo politico (non sto recitando il "noli me tangere", dico solo quel che è), e se riporto questa testimonianza sui conservatori, scritta da un parlamentare, pubblicata dal quotidiano "L'Unità " dell'8 dicembre, e gentilmente trasmessami da un amico che non legge questo forum, è solo perché la ritengo onesta, equilibrata, verosimile e utile. dralig Da "L'UNITÀ" del 8 dicembre 2008. Non spegniamo la musica Nando Dalla Chiesa Questo è un appello appassionato in difesa delle accademie e dei conservatori d'Italia. È un appello rivolto pubblicamente al governo di cui faccio orgogliosamente parte e alla maggioranza che lo sostiene. Un appello per venti milioni di euro, meno del costo di un chilometro di autostrada. Venti milioni calcolati con precisione chirurgica per consentire al nostro sistema di alta formazione artistica e musicale di non affondare. Si badi: non aggiuntivi rispetto al 2007. Ma reintegrativi dei fondi dell'anno scorso; quelli, cioè, che hanno permesso al sistema di tirare la testa fuori dall'acqua in cui stava affogando dopo la micidiale cura da cavallo subita nell'ultimo anno del governo Berlusconi-Moratti. Si resta a bocca aperta, c'è da non crederci. L'Italia e la sua tradizione artistica. L'Italia e la sua tradizione musicale. Il nostro biglietto da visita all'estero. Il made in Italy di secoli e millenni. Ciò che nessuno ci potrà mai imitare. Il nostro petrolio. I nostri giacimenti. Il nostro futuro è il nostro passato. Non si contano davvero le metafore usate dai leader politici e dagli intellettuali per definire il ruolo che la produzione artistica gioca e può giocare nelle nuove vie di sviluppo del Paese, nella sua competitività internazionale, nella sua crescita civile. La produzione ma, ovviamente, anche la formazione artistica. Perché la musica del passato qualcuno dovrà ben interpretarla e rinnovarla. E gli artisti italiani non dovranno solo riposare nei cimiteri illustri, ma dovranno soffiare il loro talento nella civiltà contemporanea, produrre nuovi capolavori, innervare della loro incessante creatività le nostre città , le nostre gallerie, i nostri stessi prodotti industriali e culturali. Siamo d'accordo su questo? È importante capirlo: siamo d'accordo o no? E allora perché è così difficile, quasi proibitivo, ottenere questi venti milioni in Finanziaria? Attenzione: non venti milioni per questo o quel centro di ricerca o culturale, legato a un potentato politico regionale. Non venti milioni per un'opera clientelare. Ma venti milioni per l'intero sistema pubblico, una trentina di accademie e un'ottantina di conservatori e istituti pareggiati. Contati e ricontati, proprio l'osso e nulla di più. Perché, nella penuria di mezzi trovata, il ministero dell'università in quest'anno e mezzo di governo ha ben cercato (e anche con qualche successo) di trasmettere il messaggio che un euro usato lavorando con intelligenza, entusiasmo, diligenza e fantasia vale dieci euro. Ma l'euro ci deve essere. E invece, incredibilmente, anche quell'euro sfugge, viene lesinato, forse non ci sarà . Così ci sono ormai accademie e conservatori, anche di qualità , che rischiano di chiudere; e che chiuderebbero, sia chiaro, pure se raddoppiassero le tasse agli studenti. Istituti a cui basta poco perché con poco ormai si sono abituati a vivere. Così come poco basta ai docenti per il rinnovo dei loro contratti, e che oggi si sentono comunicare senza appello che i soldi che c'erano se ne sono già andati tutti via per il rinnovo dei contratti della scuola. Davvero il Paese vuole umiliare, marginalizzare, cacciare in cantina quel sistema dell'alta formazione artistica e musicale che può esserne uno dei più strepitosi gioielli? Certo, accademie e conservatori, da sempre lasciati a se stessi da un'Italia incolta e senza progetti, hanno i loro difetti e i loro ritardi. Le loro autoreferenzialità , le loro litigiosità e anche le loro mediocrità (come, peraltro, anche il sistema universitario). Ma io le ho girate in lungo e in largo, queste istituzioni. E vi ho trovato tesori indescrivibili di bravura e di passione, geni giovanili purissimi, inventiva e spirito creativo. Pianisti, violoncellisti, grafici, pittori, scenografi d'eccellenza. E non posso accettare l'idea che per questo intero sistema, per farlo sopravvivere, non si possano trovare venti milioni. Non voglio criticare nessuno e niente. Nel mio anno e mezzo di partecipazione al governo nessuno mi ha mai sentito dissentire pubblicamente da un collega, nessuno mi ha mai sentito dire una parola non dico di pessimismo ma neanche di disincanto. Ho recitato con convinzione assoluta e doverosa la parte del soldatino al fronte. Ma risulta difficile vedere stanziare somme ingenti, assai più ingenti, per opere e scelte di ogni tipo (tutte assolutamente legittime, sia chiaro), compresi gli istituti di formazione privati, e assistere all'apnea di un pezzo cruciale del nostro patrimonio formativo pubblico, comprensivo - dobbiamo ricordarlo? - di valori inestimabili in opere d'arte, architetture, biblioteche e archivi storici. E tuttavia, passando dai princìpi di cultura civile alla politica purissima, dirò di più. Davvero il governo, questa maggioranza, vogliono rinunciare a dire davanti al Paese di avere per la prima volta restituito a dignità , di avere dato prospettive di sviluppo a questo settore? Perché il paradosso politico è proprio questo. Che con il governo Prodi viene attuata - dopo otto anni di attesa! - la riforma dell'intero settore, che una legge del '99 portò a pieno titolo ("a costo zero", stava scritto...) nel sistema universitario. Non solo. Mentre viene finalmente attuata la riforma, vengono anche varati i poli di alta formazione artistica e musicale in alcune grandi città (Genova, Milano, Napoli e Verona le prime), sistemi economici-artistici in grado di cambiare radicalmente gli orizzonti, anche internazionali, di queste istituzioni. Ed ecco che mentre si spinge in avanti tutto il sistema, arriva il rigurgito del passato, la vecchia ideologia del mettere l'arte in cantina. Così chi soffia contro il governo ha buon gioco. Da giorni si susseguono le occupazioni di accademie e conservatori. Napoli. Poi Roma. Lunedì Pesaro. E altre se ne annunciano. È vero che gli studenti sono spesso disinformati, che vien fatto loro credere che i loro titoli di studio siano carta straccia e che incontrarli nelle loro assemblee può aiutare a fare chiarezza; ma essi esprimono comunque un disagio autentico che nasce da una sensazione di fondo, quella che per loro (più di sessantacinquemila) ci sarà sempre, alla fine, una condizione di abbandono. E altrettanto esprimono i sindacati; i quali, umiliati nelle loro (modeste) richieste, minacciano il blocco delle attività . Ma ha un senso politico tutto questo? Ha un senso che proprio il governo che potrebbe vantarsi di avere dato al paese una nuova, più avanzata formazione artistica e musicale, diventi l'obiettivo di una protesta che sta dilagando nel paese? Per venti milioni e per pochi altri milioni di rinnovo contrattuale? Dice che l'Unione paga dall'inizio un difetto di comunicazione. Ecco, io sto provando a ovviare a questo difetto dopo avere cercato con il ministro Mussi di sensibilizzare i luoghi di decisione politico-parlamentare della Finanziaria. Mi rivolgo a chi può intervenire nelle sedi istituzionali, ma anche agli intellettuali, a chi ha a cuore il futuro della nostra produzione artistica, affinché questo taglio non si compia. Perché un chilometro di autostrada, magari di qualche opera che rimarrà incompiuta, si converta nella tranquillità minima di più di cento istituzioni di alta formazione artistica e musicale. Al resto penseranno il lavoro, l'intelligenza, la parsimonia, la passione, la fantasia. Perché l'uno si può moltiplicare per dieci. Lo zero no. -
Il primo concerto di Segovia
Angelo Gilardino ha risposto a loredana nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Caro Piero, Segovia è stato un grande maestro della chitarra e un uomo eccezionale, e non ne sminuirà la memoria il fatto di constatare che diceva qualche bugia: non menzogne, ma bugie, intendendo come tali quelle omissioni di parti della verità che, se rivelate, non concorrono alla tesi che la persona vuole sostenere. Che questo sia il caso della musica di Pahissa, è evidente: nella sua autobiografia, Segovia afferma che Pahissa scriveva solo per grande orchestra, e ciò non è vero, scriveva anche per pianoforte - tra l'altro pezzi brevi. dralig -
info Serenata, Jean Françaix
Angelo Gilardino ha risposto a Vladimir nella discussione Altre discussioni sul repertorio
Occorre verificare se la difficoltà paga. Ci sono, nella musica strumentale, e in particolare nella musica per chitarra, due generi di difficoltà : quelle che, richiedendo grande impegno allo strumentista, ripagano lui e i suoi ascoltatori con sonorità piene, caratterizzate, in sé "estetiche"; e quelle che, a fronte dell'impegno richiesto all'esecutore, danno, anche nel migliore dei casi, sonorità povere, stentate, magari antitetiche rispetto al fraseggio implicito nella forma del brano. La musica strumentale può riuscire o fallire sia sul piano puramente formale (musicale) che su quello idiomatico... dralig -
Il primo concerto di Segovia
Angelo Gilardino ha risposto a loredana nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Questo è quanto disse Segovia, che omise sempre di dichiarare che aveva, tra le sue carte, il manoscritto della "Cançò en el mar" datata VII-1919, di Jaume Pahissa. Non solo non lo dichiarò mai, ma quando scrisse di Pahissa, nella sua autobiografia, non accennò minimamente al fatto che il maestro catalano aveva scritto per lui ben due lavori per chitarra, e lo presentò come un autore interessato soltanto a comporre per grande orchestra. Poiché non conosciamo la data esatta in cui Moreno-Torroba scrisse la sua Danza, e abbiamo, come prova che fu composta nel 1919, soltanto la dichiarazione di Segovia, che è una testimonianza ma non un documento, dobbiamo concludere che, allo stato delle nostre conoscenze, il primo brano scritto per Segovia fu la Canzone di Pahissa o, se proprio non vogliamo darlo per certo, che i due lavori furono scritti nello stesso anno. Al 1920 risale la Romanza di José Maria Franco, ben precedente la Fantasia Sevillana di Turina. dralig -
studio e analisi Integrale per chitarra e fortepiano di Ferdinando Carulli
Angelo Gilardino ha risposto a debonis86 nella discussione Altre discussioni sul repertorio
Non si sa. La stricnica gliela somministrò. Si riprese, ma poi, in due anni, morì. Si era sbagliata, certo. La mia fantasia la impiego in un altro genere di invenzioni. Qui, si tratta solo di supposizioni: non si sa niente di preciso. dralig
