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Angelo Gilardino

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  1. Ecco, per un giovane musicista che si sta (brillantemente) formando, il luogo comune è più velenifero della peste. dralig
  2. E perché mai? Sono un tipo calmissimo, non mi arrabbio mai, e comunque qui proprio non ce n'è motivo, neanche per un tipo alla Filippo Argenti. dralig
  3. Non ho letto l'articolo in questione, ma non mi interessa. Non esiste una tecnica specifica del tremolo, degli arpeggi, degli accordi, delle note singole, etc. Queste sono tutte applicazioni della medesima tecnica fondamentale. dralig
  4. Il Quartetto Santorsola esegue "Veneziana - Ricordo di Alexandre Tansman", secondo movimento della composizione intitolata "Feste lontane - sinfonietta" di Angelo Gilardino. dralig
  5. La forza necessaria per eseguire un arpeggio chitarristico è quella di un bimbo di cinque anni: basta e avanza. Non occorre quindi irrobustire le dita in senso fisico, ma imparare a controllarne il movimento sulle corde e ad adoperare "direzionalmente" la forza che ciascuno di noi ha in abbondanza (rispetto allo sforzo richiesto). Suonare lento e forte è il modo migliore per acquisire direzionalità e controllo. In questo senso le dita devono "irrobustirsi": diventando più precise ed efficaci nel "condurre" la forza che abbiamo già, non nell'aggiungerne (non occorre). Ricordi che il cervello mappa i movimenti esattamente come li compiamo: se noi eseguiamo un arpeggio, il cervello mappa "tutto" ciò che fa parte dell'azione, compresa la sensazione tattile del contatto con le corde. Per questo non serve a nulla esercitare i movimenti senza chitarra (il cervello mappa inb tal caso un'altra categoria di movimenti, e non la associa, come noi crediamo, all'azione del suonare). Bisogna focalizzare l'azione delle dita sul loro obiettivo (le corde). Forte e lento. Così facendo, lo sforzo diminuisce progressivamente, fino a ridursi allo stretto necessario, e di conseguenza l'azione facilitata diventa anche più veloce. Con il limite determinato dai neuroni di ciascuna persona. Naturalmente, studiare lentamente serve solo se si mantengono inalterati i movimenti. Se, rallentando, si cambia tipo di movimento rispetto a quando si suona a tempo, studiare lentamente non serve a nulla. dralig
  6. Quello che descrive è solo un espediente. Per acquisire velocità, occorre ridurre lo sforzo che ogni dito deve compiere per spostare la corda. Perché una corsa a ostacoli è meno veloce di una corsa piana sulla stessa distanza? Ovviamente, perché gli ostacoli obbligano l'atleta a uno sforzo supplementare. Quindi, non potendo diminuire la resistenza delle corde, occorre aumentare la potenza della leva che le aziona: riducendo lo sforzo, l'azione risulta più facile e fluida, quindi più veloce. L'esercizio migliore è quello che richiede il maggior impegno energetico alle dita: quindi suonare ogni nota forte, curando che le dita non si estendano passivamente durante la pressione sulle corde e non si flettano senza controllo dopo lo svincolo, e non curarsi, in questa fase, della velocità. Qualcuno prescrive ai proprii allievi anche esercizi per rinforzare le dita indipendentemente dalle corde. Non credo che ciò sia molto utile, però nemmeno dannoso. Va da sé che il migliore degli esercizi conduce ognuno di noi a colmare il proprio limite di velocità. Questo limite non è determinato soltanto da fattori fisici, ma anche da particolari facoltà cerebrali. dralig
  7. Probabilmente si riferisce alla tecnica dell'attacco preparato o, in inglese, planting. Consiste - per quanto riguarda l'arpeggio che Lei indica - nel collocare in anticipo tutte le quattro le dita della m.d. a contatto con le corde (come se dovesse poi eseguire un accordo perfettamente placcato), e nell'estrarle a una a una. Questo procedimento offre, alla maggioranza degli esecutori, una maggior scorrevolezza (velocità), anche se dà problemi nel controllo dell'intensità delle note singole e, qualche volta, del ritmo. dralig
  8. Bellissimo ma inutile, purtroppo. L'inadeguatezza, la neghittosità e l'indolenza del chitarrista medio nei riguardi del repertorio e dei suoi valori si moltiplicano esponenzialmente nei gruppi di chitarristi. I compositori che scrivono per chitarra sola (e i loro eventuali editori) non hanno molte possibilità di vedere la loro musica sui leggii dei chitarristi, e quando ci arriva, è ben raro che venga compresa per quello che è: non è la lettura, ma sono altri fattori a determinare il "successo" o meno di una composizione e del suo autore. Scrivendo per gruppi di chitarre, la situazione peggiora, e molto, al punto che - nella misura in cui un compositore può scegliere di scrivere per chitarra sola o per gruppi di chitarre senza tradire il proprio pensiero musicale e le proprie esigenze - è consigliabile evitare la scelta multichitarristica, che risulta perdente da tutti i punti di vista. Ci si può arrischiare a scrivere per più chitarre a seguito della commissione o della richiesta di un gruppo con il quale si ha un rapporto diretto e personale, e quindi la certezza che la propria opera non verrà coperta dal silenzio: a parte questi casi, in linea generale, e se non ci sono esigenze proprie, meglio astenersi. Chiereghin è uno dei tanti, bravi compositori la cui opera è da molti anni bloccata nell'ascensore al primo piano. La lista degli autori che, come lui, hanno scritto buona musica per chitarra, rimasta poi nell'ombra, è assai lunga. Il dato che meno fedelmente rivela e misura il valore delle loro composizioni chitarristiche è quello riflesso nella quantità e nella frequenza delle esecuzioni da parte dei chitarristi. Non c'è da lamentarsi: fanno quello che possono e che sanno fare. L'unico atteggiamento positivo nei confronti di tale realtà è quello di incoraggiare e di sostenere i pochi che hanno l'intelletto e il coraggio di fare diversamente, esplorando il repertorio. Si consideri però che la lista dei brani da leggere è sterminata, e che un singolo esecutore, anche se bravo e volonteroso, nella sua intera carriera, riesce a venire a capo di duecento pezzi... dralig
  9. Lo stato di salute di uno strumento si misura unicamente nella qualità e nell'ampiezza del suo repertorio e, da questo (essenziale) punto di vista, la chitarra gode di ottima salute. Il Novecento è stato davvero il suo secolo d'oro, assai più dell'Ottocento. Altro discorso è quello che si deve fare sullo stato di salute dei chitarristi: questo dipende dalla loro padronanza del repertorio, ed è quindi un fatto individuale. Ci sono chitarristi colti e chitarristi ignoranti, con una grande varietà di gradi di conoscenza e di ignoranza, fino al paradosso dei chitarristi colti che lottano quotidianamente per ridurre il loro grado di ignoranza e di chitarristi talmente ignoranti che ignorano persino di essere tali. dralig sono idealmente d'accordo ma la musica va dove la portano i musicisti e io, fossi chitarrista, pretenderei qualcosa in piu dalla categoria La botte dà il vino che ha. A me piacerebbe che la si smettesse di ascrivere i comportamenti - meriti e demeriti - dei chitarristi al bilancio del loro strumento. La chitarra - intendendo con ciò la musica scritta per chitarra - è ricca, e se i chitarristi non lo sanno, o non sanno trarne vantaggio per sé, peggio per loro. Del resto, va così en peu partout. Un collega ha svolto in conservatorio una piccola inchiesta su un campione di quindici studenti, domandando loro qual è il nome di battesimo di un famoso artista del Novecento che di cognome fa Morandi: solo quattro hanno risposto "Giorgio". Non perciò ne concluderemo che la pittura naviga in cattive acque. dralig
  10. Lo stato di salute di uno strumento si misura unicamente nella qualità e nell'ampiezza del suo repertorio e, da questo (essenziale) punto di vista, la chitarra gode di ottima salute. Il Novecento è stato davvero il suo secolo d'oro, assai più dell'Ottocento. Altro discorso è quello che si deve fare sullo stato di salute dei chitarristi: questo dipende dalla loro padronanza del repertorio, ed è quindi un fatto individuale. Ci sono chitarristi colti e chitarristi ignoranti, con una grande varietà di gradi di conoscenza e di ignoranza, fino al paradosso dei chitarristi colti che lottano quotidianamente per ridurre il loro grado di ignoranza e di chitarristi talmente ignoranti che ignorano persino di essere tali. dralig
  11. l'orchestra zitta e i solisti suonano? ma che senso ha un concerto così lungo? sei ore??? Non è una soluzione infrequente, anzi, Barrueco, per la televsione francese, ha registrato un concerto in cui eseguiva Aranjuez e, nella seconda parte, un recital. Dopo tutto, in termini di mera durata, un concerto per chitarra e orchestra non credo che superi i 30-35 minuti, e la seconda parte può comodamente contenere il secondo tempo di un recital solistico di altrettanti 30 minuti. Indubbiamente, per i solisti è un'impresa non da poco, tant'è che la commissione è stata affidata a personaggi con una solida preparazione. Dubito fortemente, e dalle parole del M° Gilardino si evince che non sarà così, che i tre solisti si esibiranno nella stessa serata... EB Ho scritto chiaramente che i tre solisti si esibiranno "uno per serata", e del resto è ovvio: se così non fosse, cio' se i tre concerti con orchestra venissero eseguiti nello stesso programma, non vi sarebbe alcun bisogno di aggiunte di brani per chitarra sola. L'orchestra, ovviamente, si schiera soltanto quando viene eseguito un concerto, non mentre un solista si esibisce da solo. dralig
  12. Il maestro Pino Racioppi, direttore artistico del festival di Lagonegro, mi ha comunicato - e lo riferisco qui perché non ho vincoli di segretezza, ma si tratta di notizie che egli solo potrà confermare - che, oltre al normale ciclo di concerti allegati al festival di agosto (che avrà luogo regolarmente) - è in programma anche un ciclo di tre concerti per chitarra e orchestra, organizzati per celebrare il 25° anniversario della fondazione del festival. Questi tre concerti avranno luogo - ovviamente in tre serate, agli inizi di ottobre - in diverse sedi: Lagonegro, Potenza, Matera. Protagonisti sarebbero l'Orchestra della Magna Grecia e tre solisti(uno per ogni serata): Lorenzo Micheli, per il Concerto in Re di Castelnuovo-Tedesco, Dimitri Illarionov, per il Concerto di Novgorod di AG, Cristiano Porqueddu, per il Concerto di Oliena di AG. La parte di programma non occupata dai concerti con orchestra verrebbe affidata alla chitarra sola, quindi il compito dei tre concertisti, che dovranno eseguire, nella stessa serata, un concerto con orchestra e un mezzo recital, sarà particolarmente severo. Sottolineo che si tratta di un'iniziativa in fase di organizzazione, non di un cartellone già pubblicato - quindi prendiamo la notizia con tutte le cautele. dralig
  13. I diritti della "Canzone veneziana" sono stati riacquisiti dalla moglie del compositore. Il brano - in una versione revisionata e diteggiata da AG, diversa da quella a suo tempo edita da Zanibon - è stato pubblicato da "Seicorde". Se qualcuno vuole la musica, credo di potergli inviare il file PDF. Può inviarmi la richiesta dal mio sito. dralig
  14. L'opera di Napolén Coste - come quella di ogni altro autore - necessita per prima cosa di essere studiata a fondo. I chitarristi, nei suoi confronti, sono in debito e in grave ritardo, molto più di quanto non lo siano nei riguardi degli altri grandi del repertorio romantico, Mertz e Regondi. Direi che, al momento, la cosa più importante è leggere bene le sue composizioni. Una cosa è certa: gli Studi dell'op. 38 e gli Studi facili che egli ha annesso al metodo di Sor sono tra i lavori più belli di cui la chitarra disponga nel secolo XIX. dralig
  15. Spesso - e non solo nel caso in questione - conviene adoperare il barré completo invece del barré parziale, anche quando le corde da barrare sono soltanto due o tre. dralig
  16. Mesirca è senza ombra di dubbio il miglior esecutore delle trascrizioni per chitarra delle Sonate di Scarlatti che io conosca, però anche Vladimir ha ragione, nel clavicembalo suonano diversamente, molto più snelle e vive. Ho notato questa cosa anche in Bach, specialmente nel Preludio Fuga e Allegro 998 suonato da Gustav Leonhardt.. Nella trascrizione per chitarra suonano molto bene, sono tre brani che adoro (fra le altre cose li porto anche al diploma) però ascoltandoli al clavicembalo di Leonhardt sono ipnotici, specialmente l'Allegro. Scusa l'OT ma stavo ragionando su quanto detto da Vladimir... Torno a ragionare con le mie casse... SeeU La polifonia di Bach è - anche nelle composizioni strumentali, e a maggior ragione in quelle per clavicembalo e per organo - completa, cioè realizzata organicamente in ciascuna delle sue parti. E' ovvio che lo strumento per il quale i Preludi, le Fughe, le Invenzioni, le Partite, etc., furono scritte permetta un'esecuzione piena e scorrevole, rispettando lo sviluppo lineare e continuo di ogni singola voce. La polifonia di Scarlatti è ben diversa, non di rado abbandona il tracciato lineare di una voce per farne risaltare un'altra, è una polifonia allusiva, "simbolica", e proprio in questa sua irregolarità Kirkpatrick per primo ha individuato un influsso chitarristico. La rimando alla lettura delle note che accompagneranno il CD di Mesirca nel prossimo numero di "Suonare". Con questo, non intendo tentare di convincerLa di ciò di cui io sono convinto, ma proporLe argomenti per una riflessione su aspetti propriamente musicali, riconoscibili a una attenta lettura dei testi. Mettere sullo stesso piano di accessibilità, da parte della chitarra, Bach e Scarlatti, è possibile soltanto se si ci trova al di qua della conoscenza dello stile dell'uno e dell'altro. dralig
  17. Si colloca il dito 1 come barré sul dodicesimo tasto (conviene prendere tutte e sei le corde anche se non è indispensabile, ma la posizione è più salda), si prende il si bemolle fondamentale con il secondo dito in quinta corda, il do diesis con il quarto dito in seconda corda e le altre note (sol in terza corda e mi in prima corda) sono già prese dal barré. La risposta è data in base a quello che ho capito della domanda. Se non ho inteso bene, prego riformulare il quesito. dralig
  18. Non vorrei imbarcarmi - e tentare di imbarcarti - in una discussione estetica, ma trovo che, nella misura in cui è lecitamente eseguibile con la chitarra, la musica di Scarlatti si trovi in uno stato di rivelazione molto più felice di quello che le è offerto dal clavicembalo. Proprio per i valori che tu giustamente sottolinei, e che non sono propriamente valori armonici, ma di pura invenzione lineare (se non vogliamo dire melodica), la dizione della chitarra, che permette di "modulare" le intensità e i modi di attacco molto più sensibilmente del clavicembalo, nonché per gli specifici attributi che alla melodia conferisce il vibrato, la chitarra è in grado di profilare le linee con un'infinità di nuances che al clavicembalo sono precluse: questo risulta evidente fin dal primo ascolto di una qualsiasi sonata nelle due versioni. Non è, e non sarà mai, in discussione il primato del clavicembalo nei riguardi della musica di Scarlatti, anche perché la chitarra può eseguire al massimo la settima parte del corpus sonatistico scarlattiano. E' però fuori discussione anche il fatto che Scarlatti aveva assorbito un fortissimo influsso chitarristico, e a mettere in rilievo questo aspetto fu proprio l'interprete scarlattiano principe: il clavicembalista Ralph Kirkpatrick. Quindi, non ti resta che aggiungere, alla tua lodevole conoscenza scarlattiana, anche una buona audizione del miglior Scarlatti chitarristico oggi disponibile in CD. C'è una monografia di Luigi Attademo, e la rivista "Suonare" - che è letta da tutti i musicisti, e dai pianisti in particolare - sta per uscire proprio con un CD di Alberto Mesirca interamente dedicato a Scarlatti. Se una rivista musicale - non chitarristica - si prende una responsabilità del genere, non lo fa senza prima aver sottoposto la registrazione al vaglio di pianisti e clavicembalisti. E io mi sono impegnato a scrivere le note che accompagneranno il CD. Te ne propongo un ascolto molto attento, dopodiché, se vuoi, torneremo sul tema. ag
  19. Senza contestare l'incontestabile, cioè che il genio di Scarlatti si manifesta pienamente nelle sue Sonate, mentre quello di Paganini viveva soprattutto nel gesto del virtuoso - e nelle sue composizioni ne raccogliamo soltanto una parte - resta il fatto che, in senso strettamente compositivo, i due maestri sono contigui: cioè, sono due grandi strumentalisti (significa: compositori di musica strumentale) che hanno lavorato nella stessa linea "sonatistica" italiana, adoperando mezzi quasi identici. Anch'io - che non sono un "trascrizionista" nato - amo Scarlatti come risulta nel suono della chitarra. E' più bello che nel clavicembalo. dralig
  20. E' valida la versione incisa nel disco di Cristiano Porqueddu. Si tratta di una modifica apportata dall'autore dopo la pubblicazione del volume. Nell'edizione definitiva degli Studi - che sarà pubblicata fra qualche anno - sarà effettuata la correzione. dralig
  21. Non segnalo abitualmente notizie di esecuzioni delle mie opere - è compito degli organizzatori dei concerti e, se vogliono, degli interpreti - ma in questo caso faccio un'eccezione, e la faccio volentieri. Non adopero il modulo dei concerti, perché si tratta di un recital trasmesso in diretta dalla radio nazionale olandese : stasera alle ore 20 Alberto Mesirca suonerà dagli studi della Concertgebouw di Amsterdam un programma comprendente la prima esecuzione della Sonata che ho scritto l'anno scorso e che gli ho dedicato:"Cantico di Gubbio". E' giunto quindi il momento di prendere commiato da questo lavoro e di salutarne l'ingresso nel mondo, come faceva Francesco Petrarca con la sua canzone: "Se tu avessi ornamenti quant'ài voglia/Poresti arditamente/uscir del bosco e gir infra le gente". Conscio del fatto che mandare auguri per un concerto a Mesirca è come augurare a un gatto di riuscire ad arrampicarsi su un albero, passo direttamente a ringraziarlo per aver riservato al mio lavoro un posto d'onore in uno dei più importanti concerti della sua giovane carriera. AG
  22. Premettendo la mia condivisione alla Sua affermazione, provo ad ampliare l'argomento ponendoLe una domanda che non è in alcun modo polemica: come si può - da un punto di vista tecnico - definire una melodia famosa in tutto il mondo "banale". E' proprio la sua banalità ad averla resa famosa in tutto il mondo. Per banale, intendo immediatamente assimilabile dalla totalità delle persone (eccettuati i sordi), alle quali è data la possibilità di ricevere e assimilare istantaneamente, senza il minimo impegno, una successione di note che esiste ormai nel patrimonio comune di tutti, perché motivi simili vengono offerti quotidianamente dalla televisione, dalla radio, etc,. Banale è tutto ciò che viene ripetuto dopo essere stato detto e ascoltato migliaia di volte, tutto ciò che, prima ancora che si sia finito di dirlo, è già previsto e scontato da chi riceve il messaggio, che non porta con sé alcuna rivelazione, ma solo una blanda conferma di quello che si sapeva già, con al massimo qualche variante superficiale. Se alle stesse persone che decretano il successo di melodie banali viene proposta una melodia originale, fresca, inventata - anche se oggi è inevitabile che qualunque melodia sia in qualche misura riconducibile a modelli preesistenti - si può stare certi che avrà un successo molto minore di una melodia banale. Più elaborato è il messaggio, più si restringe il numero di coloro che sapranno decifrarlo. Nel Novecento, l'elaborazione del messaggio musicale è giunta a un tale livello di elaborazione da collocarsi fuori dalla ricezione della maggior parte degli individui. I compositori hanno esagerato? La gente è troppo pigra e assuefatta al confort, e vuole solo le cose pronte, immediatamente consumabili? Su questi temi, si sono scritte migliaia di pagine... Fossi in Lei, lascerei le persone capaci di rivolgerLe domande così scioccamente banali nel loro paradiso melodico, ed eviterei accuratamente di controbattere le loro affermazioni. Non offra mai il caviale alla ciurma, altrimenti protesterà perché la marmellata di more sapeva di pesce. dralig
  23. In tal caso, confessi apertamente la sua situazione... aerostatica al committente dell'arrangiamento, e se ne sfili: inutile, anzi dannoso, tormentarsi in un compito per il quale non si è ancora preparati. dralig
  24. Da quel che capisco, non si tratta di comporre un pezzo, ma di arrangiare una melodia accompagnata già esistente. Poiché Lei si dichiara principiante di composizione, non credo che sia il caso di avventurarsi in un'elaborazione. Prenda quindi la melodia com'è - sempliciotta - e la ripartisca tra le due voci, a responsorio. Tra le due voci, inserisca dei motivetti ornamentali del clarinetto, e alla chitarra affidi una nutrita scansione ritmica dell'armonia esistente, curandosi di renderla piena e sonora. In alcuni punti, collochi il "tutti". dralig ps La prossima volta che Le affidano una melodia da arrangiare, esiga che sia un po' meno banale.
  25. Il clarinetto in si bemolle suona ordinariamente da re (quattro tagli in testa sotto il pentagramma in chiave di sol) a si (un taglio in collo sopra il pentagramma). Essendo "in si bemolle", suona tale nota quando sul pentagramma è scritto do, quindi traspone un tono sotto. Infatti, in una partitura scritta in do maggiore, la parte di clarinetto in si bemolle si scrive in re maggiore, con due diesis in chiave. Può anche, se preferisce, scrivere senza trasposizione, ma deve avvertire l'esecutore scrivendo nella parte (e nella partitura) "clarinetto in do, suoni reali": i clarinettisti non fanno questioni. E' uno strumento dal suono penetrante e invasivo, quindi metterlo insieme a una chitarra è difficile. Esistono accorgimenti utili, ma non si possono esporre qui. Nell'organico che ha a disposizione, c'è poco da scialare: affidi alla chitarra una parte ritmico-armonica piena, in una tonalità sonora, e al clarinetto faccia fare motivi secondari di appoggio alle voci. dralig
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